Elicottero precipitato sull'Appennino, recuperati i corpi dei due imprenditori
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Un silenzio innaturale, rotto solo dal vento e dal fruscio delle operazioni di soccorso, è calato sull'Alpe della Luna, dove le speranze di trovare in vita i due occupanti dell'Agusta 109S Grand sono svanite con il ritrovamento del relitto. L'elicottero, che aveva le marche I-CLMH, è precipitato nella giornata di domenica, durante un volo di rientro da Venezia verso Arezzo, ma la carcassa carbonizzata e completamente distrutta è stata localizzata soltanto nella mattinata di lunedì, dopo una notte di ricerche concentrate in una zona boschiva e impervia del comune di Badia Tedalda, al confine tra Toscana e Marche. Le operazioni, che hanno visto impegnati mezzi aerei e squadre di terra, si sono svolte in un'area di difficile accesso, situata a circa mille metri di quota, un dettaglio che ha notevolmente complicato i primi soccorsi e il successivo recupero.
L'ultimo segnale e la dinamica dell'incidente
La ricostruzione dei momenti che hanno preceduto la tragedia si basa, in questa fase iniziale, principalmente sui dati di tracciamento. Come evidenziato dal servizio Flightradar24, l'ultimo segnale ADS-B emesso dal velivolo è stato captato alle 13:32 UTC, corrispondenti alle 14:32 ora locale, ad una quota di circa 2700 piedi. È doveroso specificare, tuttavia, che questa rilevazione rappresenta soltanto l'ultimo istante in cui un ricevitore è riuscito a intercettare i dati di volo, e non coincide necessariamente con l'esatto momento dell'impatto al suolo, il quale potrebbe essere avvenuto in un lasso di tempo successivo, seppur molto breve. L'elicottero, che viaggiava con a bordo due persone, è andato distrutto in seguito all'impatto e a un violento incendio, come purtroppo conferma lo stato del relitto.
Le identità delle vittime e il cordoglio
A bordo del mezzo, come accertato dalle autorità, vi erano Mario Paglicci, imprenditore orafo aretino di 77 anni, e Fulvio Casini, imprenditore originario di Sinalunga. A darne notizia, con un commosso ricordo pubblico, è stata la nipote di Paglicci, Alessandra, la quale ha voluto ricordare lo zio definendolo un "maestro di vita" e sottolineando la sua passione per il volo. "Lo zio Mario è scomparso con il suo sogno: il suo amato elicottero", ha scritto, aggiungendo che "adorava volare sempre più in alto nella vita e nel lavoro". Le sue parole, che tracciano il profilo di un uomo determinato e appassionato, hanno dato un volto e una storia alla tragedia, trasformando una fredda cronaca in una perdita profondamente sentita.
Le operazioni di soccorso e l'inchiesta
Sul posto, immediatamente dopo l'individuazione del velivolo, sono intervenuti due elicotteri dei vigili del fuoco e dell'aeronautica militare, affiancati dalle squadre di terra del 118, dei carabinieri e del Soccorso Alpino. I soccorritori, che hanno dovuto operare in un canalone particolarmente scosceso, hanno confermato la drammatica estinzione di ogni forma di vita e la complessità delle operazioni di recupero dei corpi, ultimate solo dopo un meticoloso lavoro. Le indagini sulle cause dell'incidente sono ora nelle mani delle autorità competenti, le quali, come di consueto in questi casi, esamineranno ogni elemento utile a comprendere le dinamiche che hanno portato allo schianto, a partire dai frammenti del velivolo e dalle scatole nere.




