Dossieraggi, il confine della divisa
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Redazione Interno
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Poliziotti e ex poliziotti, uomini dell’Arma, investigatori privati, manager di multinazionali, imprenditori, affaristi, immobiliaristi e avvocati: tutti riconducibili al gruppo di via Pattari, di cui è leader l’ex poliziotto Carmine Gallo. C’è una linea di confine sulla quale si muovono i protagonisti dell’inchiesta milanese sui dossieraggi, che ha portato i carabinieri a segnalare ai magistrati diverse figure coinvolte. Lo SpyGate italiano, infatti, minaccia ora di estendersi oltre i suoi confini, coinvolgendo Israele, il Vaticano, il Regno Unito e la Lituania, come riporta Politico.
Dalle intercettazioni telefoniche della polizia sono emerse nuove accuse secondo cui tra le potenze straniere ci sarebbero coloro che si sono avvalsi della società Equalize per penetrare nei database della sicurezza dello Stato, allo scopo di ottenere informazioni segrete su attività finanziarie, transazioni bancarie private e indagini di polizia. Dati rubati, la sede in arcivescovado per coprire i dossieraggi: in tre anni spiate almeno 767 persone. Gli investigatori fotografano il gruppo di via Pattari come «un’organizzazione criminale ramificata in ascesa», che progetta l’apertura della filiale di Londra e dispone, come rivela uno dei soci in un’intercettazione, di un archivio con 800 mila Sdi, cioè informazioni ottenute con accesso abusivo alla banca dati delle forze dell’ordine, e che in meno di tre anni ha «dossierato 767 persone», stima peraltro al ribasso.
Reggio Emilia era il ‘porto sicuro’: la società Safe Harbor per allontanare i sospetti. C’è anche l’operazione ‘Safe harbor’, ossia “porto sicuro”, tra gli atti dell’inchiesta della Dda di Milano sulla presunta associazione a delinquere che aveva come fine la realizzazione di dossier illeciti, realizzati attraverso l’accesso a banche dati riservate. Per usare le parole di Samuele Nunzio Calamucci, esperto informatico finito ai domiciliari, si tratta di un progetto “segreto nel cuore”.




