La sinistra e il silenzio sulle vittime in divisa

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Caro direttore, la morte del brigadiere capo Carlo Legrottaglie, ucciso a 59 anni durante un inseguimento nel Brindisino, ha riacceso una polemica che va ben oltre il fatto di cronaca. Mentre i funerali, celebrati alla presenza del presidente Mattarella e del ministro Crosetto, hanno riempito le pagine dei giornali e i notiziari, è difficile non notare l’assenza di voci di rilievo da parte della sinistra. Un silenzio che stride con la rapidità con cui, in altri casi, vengono mobilitate parole e simboli.

Legrottaglie, originario di Ostuni, era prossimo alla pensione dopo 33 anni di servizio. Lasciando una moglie e due figlie quindicenni, la sua morte non è solo una tragedia privata, ma un lutto per lo Stato, che vede cadere un uomo colpito mentre faceva il proprio dovere. Eppure, se la destra ha annullato eventi pubblici «in segno di lutto e rispetto», come l’iniziativa "Spazio Lavoro" a Lecce, e associazioni come Radio Soccorso Anagni hanno reso omaggio deponendo fiori davanti alla caserma, lo stesso non si può dire per chi, ideologicamente, dovrebbe difendere le istituzioni.

La domanda, allora, sorge spontanea: perché certa politica sembra commuoversi solo quando le vittime appartengono a categorie che rientrano in una narrazione precisa? Se fosse morto un migrante durante un respingimento, o un manifestante durante una protesta, è lecito dubitare che le reazioni sarebbero state diverse. Invece, quando a cadere è un carabiniere, il rumore è quello di un vuoto imbarazzante.

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