Sbarra al governo, la sinistra divisa e il sindacato che perde autonomia
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Redazione Interno
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L’ingresso di Luigi Sbarra, già segretario della Cisl, nel governo Meloni ha scatenato reazioni accese, soprattutto negli ambienti del centrosinistra e nei suoi organi di stampa, dove è stato bollato come un "traditore". Ma al di là delle polemiche, ciò che emerge è un quadro più complesso, che rivela non solo le contraddizioni della politica sindacale italiana, ma anche la strategia di un esecutivo che punta a ridisegnare i rapporti di forza sociali.
Se c’è una cosa che la storia recente ha dimostrato, è che il passaggio di un leader sindacale nelle stanze del potere non è un fenomeno nuovo. Da Susanna Camusso a Sergio Cofferati, fino a Pierpaolo D’Antoni, molti hanno attraversato quella linea sottile che separa la difesa dei lavoratori dalla collaborazione con l’establishment. Eppure, il caso Sbarra ha qualcosa di diverso: la rapidità con cui è avvenuto il suo approdo a Palazzo Chigi, senza mediazioni apparenti, ha lasciato molti stupiti. Per la Cisl, che ora si ritrova senza la sua guida, il rischio è quello di perdere ulteriore credibilità, in un momento in cui il sindacato fatica già a mantenere la sua autonomia.
Andrea Orlando, tra i pochi a sinistra ad aver analizzato la mossa senza limitarsi alla condanna morale, ha colto un punto cruciale: «Meloni sta costruendo un blocco sociale e politico che resterà». La nomina di Sbarra, insomma, non è un episodio isolato, ma un tassello di un disegno più ampio, che mira a integrare pezzi del mondo del lavoro in un’alleanza di governo. Un obiettivo che le destre perseguono da tempo, con l’idea di un Paese in cui i sindacati siano o marginalizzati o, in alternativa, allineati al potere.
Non mancano, però, voci che guardano alla nomina con ottimismo, soprattutto in Calabria. A Locri, i consiglieri comunali Raffaele Sainato, Eliseo Sorbara e Ugo Passafaro hanno parlato di «profondo orgoglio», sottolineando come l’incarico di Sbarra – sottosegretario alla Presidenza del Consiglio – possa portare attenzione su un territorio spesso trascurato. Un’opportunità, questa, che richiama alla memoria figure come Riccardo Misasi, altro calabrese che ricoprì lo stesso ruolo in passato.




