Lollobrigida: «Con Sbarra al governo squarciato un altro tetto di cristallo»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La nomina di Luigi Sbarra a sottosegretario alla Presidenza del Consiglio non è una semplice scelta tecnica, ma un passaggio politico che va ben oltre la valorizzazione di un sindacalista moderato. Sbarra, ex segretario generale della Cisl, ha avuto il merito di promuovere l’attuazione dell’articolo 46 della Costituzione, quello che garantisce la partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese. Un tema, questo, spesso trascurato nel dibattito pubblico, ma che ora torna d’attualità in un contesto in cui il governo Meloni sembra voler ridisegnare i rapporti tra politica e rappresentanza sindacale.

Quello che colpisce, però, non è solo il profilo del nuovo sottosegretario, quanto il disegno che si intravede dietro la sua chiamata. «Meloni sta costruendo un blocco sociale e politico che resterà», ha osservato Andrea Orlando, uno dei pochi a sinistra ad aver colto la portata strategica della mossa. Un’operazione che va letta come un tentativo di integrare nel proprio schieramento settori tradizionalmente distanti, come quello del sindacalismo moderato, svuotando al contempo lo spazio di opposizione.

La scelta di Sbarra, del resto, non è priva di conseguenze per la Cisl, che si trova ora a dover gestire l’eredità di un ex leader passato armi e bagagli dalla parte della controparte. Un salto nel vuoto che rischia di indebolire ulteriormente un sindacato già in difficoltà, mentre la destra al governo persegue quello che è sempre stato il suo obiettivo: un Paese in cui le organizzazioni dei lavoratori siano marginali o, in alternativa, allineate al potere.

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