Benin, sventato un tentativo di colpo di stato dopo l'annuncio in tv dei militari
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Redazione Esteri
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Un gruppo di soldati, che si è autodefinito Comitato Militare per la Rifondazione, ha annunciato in diretta sulla televisione di stato il rovesciamento delle istituzioni, dichiarando lo scioglimento del governo e la rimozione del presidente, prima che il segnale venisse bruscamente interrotto. Gli uomini in uniforme, apparsi sullo schermo in una mattina che sembrava iniziare come tante altre, hanno indicato nel tenente colonnello Pascal Tigri il nuovo presidente del Comitato, il quale avrebbe assunto tutti i poteri in un Paese, il Benin, considerato fino a quel momento un esempio di stabilità democratica nell'Africa occidentale. La vita, tuttavia, alla periferia di Cotonou, la città più popolosa, è proseguita senza le drammatiche rotture che simili proclami fanno temere, mentre da più parti, compresi alcuni media locali, giungevano notizie contrastanti sulla reale portata degli eventi.
La risposta del governo e la riconquista del controllo
Poche ore dopo quell'annuncio destinato a far tremare le fondamenta dello Stato, la risposta delle autorità legittime non si è fatta attendere, arrivando attraverso un canale inaspettato ma ormai comune come i social network. Il ministro degli Interni Alassane Seidou, in un video diffuso su Facebook, ha infatti dichiarato che il tentativo di golpe era stato sventato, assicurando che il presidente Patrice Talon era al sicuro e che l'esercito, o per lo meno la sua parte leale al governo costituito, stava riprendendo il controllo della situazione. Una versione dei fatti, questa, che ha trovato conferma nella rapidità con cui la normale programmazione televisiva è tornata in onda, segno tangibile, almeno secondo quanto riferito dagli osservatori, di un fallimento dell'azione eversiva.
Le dinamiche di una mattinata di tensione
La sequenza degli avvenimenti, sebbene ancora da chiarire nei suoi dettagli operativi e nelle sue motivazioni più profonde, delinea un tentativo portato avanti con un'audacia mediatica che non ha però trovato un sostegno sufficiente all'interno delle forze armate. L'occupazione degli studi della tv nazionale, gesto simbolico per eccellenza nelle strategie dei golpisti, si è rivelata un'azione isolata, incapace di trascinare con sé reparti significativi o di bloccare le comunicazioni del governo, il quale ha potuto replicare prontamente per rassicurare la popolazione e la comunità internazionale. La nomina di un leader, Pascal Tigri, rimasto fino ad allora una figura poco conosciuta al grande pubblico, non è bastata a conferire credibilità all'operazione, la cui parabola si è consumata nell'arco di poche, concitate ore.
Un episodio nel quadro regionale
L'accaduto, per quanto rapidamente rientrato, si inserisce in un contesto geopolitico regionale segnato, negli ultimi anni, da una recrudescenza di colpi di stato militari che hanno interessato diversi paesi confinanti, minando la fiducia nella tenuta dei processi democratici. L'episodio beninese, per il suo esito, dimostra come le istituzioni siano riuscite a reagire con prontezza, evitando che il vuoto di potere auspicato dai ribelli potesse concretizzarsi. La vicenda giudiziaria che ne seguirà, come prevedibile, avrà il compito di accertare le responsabilità individuali e di far luce sulle eventuali connivenze, in un processo che sarà osservato con attenzione per capire la reale solidità di un sistema che ha superato una prova di fuoco inattesa.




