Il pacchetto Piantedosi: sicurezza, zone rosse e un occhio ai casi Almasri e maranza
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Redazione Interno
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Il decreto sicurezza, articolato in due distinti pacchetti e contenente un complesso di sessanta norme, si configura, a una prima analisi, come un tentativo di risposta a una serie di pressioni politiche interne piuttosto che come una riforma organica. Voluto dalla Lega e da Fratelli d’Italia, il testo – che ora giace sul tavolo di palazzo Chigi – affronta temi eterogenei, dalla gestione dell’ordine pubblico al controllo del territorio, passando per questioni spinose come l’immigrazione e la disciplina degli agenti di polizia, in un insieme che alcuni osservatori giudicano frammentario e incline allo spot normativo.
Dalle zone rosse alle piazze, un inasprimento generalizzato
Tra i punti più significativi, che richiamano alla mente certi episodi di cronaca nera trattati con riservatezza dalle inchieste, emerge la stabilizzazione del regime delle cosiddette zone rosse. I prefetti, infatti, potranno ormai individuarle – vietando la permanenza e ordinando l’allontanamento di soggetti già segnalati dall’autorità giudiziaria per reati specifici – senza la necessità di motivare casi di eccezionale e urgente necessità. Sarà sufficiente, come si evince dalle bozze, un’analisi delle forze dell’ordine che indichi i luoghi e la durata della misura, rendendo di fatto permanente uno strumento nato per situazioni contingenti. Parallelamente, il provvedimento introduce una stretta sulle manifestazioni, con multe per gli organizzatori, accogliendo così le istanze di Matteo Salvini e andando oltre la già contestata legge dell’anno scorso, che inaspriva le pene per i reati commessi in piazza.
Agenti, immigrazione e il peso delle richieste “amiche”
Altre disposizioni sembrano invece rispondere a precise esigenze di certe componenti della maggioranza, come lo scudo penale per gli agenti, che non saranno iscritti nel registro degli indagati in presenza di “cause di giustificazione”. Sul fronte immigrazione, oltre a norme che riecheggiano procedure applicate in vicende come quelle di Almasri e Ramy, il decreto prevede la possibilità di espulsioni “su richiesta” di paesi terzi considerati amici, una novità che solleva non pochi interrogativi di carattere giuridico e che, secondo alcuni, si presta a potenziali ricorsi di legittimità costituzionale. Si tratta, in sostanza, di una delega in bianco che trasferisce l’iniziativa dell’allontanamento forzato a governi esteri.
Stadi, armi da taglio e minori: il ventaglio delle misure
Il ventaglio delle misure proposte dal Viminale è ampio e tocca ambiti disparati. Si passa dall’introduzione di controlli biometrici all’ingresso degli stadi alla possibilità di condurre operazioni sotto copertura all’interno degli istituti penitenziari. Un capitolo importante è dedicato alle armi da taglio, con il divieto di vendita ai minori, l’istituzione di un registro dettagliato per ogni operazione commerciale e sanzioni dirette per genitori e tutori in caso di violazione. Per i minori è prevista, inoltre, la possibilità dell’arresto in flagranza di reato, estendendo così una misura già applicabile agli adulti. Tutti elementi che, nel loro complesso, disegnano un quadro di intervento estremamente pervasivo e restrittivo delle libertà individuali, il cui impatto concreto dovrà essere valutato nella fase applicativa.




