Piantedosi a Rimini: "Anche per Casapound prima o poi toccherà"
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Redazione Interno
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Il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, intervenendo al Meeting di Rimini, ha affrontato senza mezzi termini la questione degli immobili occupati, dichiarando che anche per Casapound, il noto centro di destra radicale romano, «prima o poi arriverà il suo turno». La sua affermazione, che giunge a caldo dopo le polemiche suscitate dallo sgombero del centro sociale Leoncavallo a Milano, rappresenta una presa di posizione netta e inequivocabile. Piantedosi, ricordando di essere stato colui che, in qualità di prefetto di Roma, inserì l'edificio di via Napoleone III nell'elenco dei luoghi da sgomberare, ha categoricamente incluso l'organizzazione nel novero dei «centri sociali che andrebbero sgomberati», equiparandone la condizione giuridica a quella delle altre occupazioni abusive.
Una posizione differente, seppur con un esito non dissimile, è quella espressa da Vittorio Sgarbi. Il sottosegretario alla Cultura, nonostante la recente convalescenza, ha voluto esprimere il suo parere sulla complessa vicenda milanese. Pur definendo «sbagliata» la scelta di usare la forza per lo sgombero, Sgarbi ha tuttavia sostenuto l'inevitabilità dell'operazione, affermando che «quella stagione è finita», in un commento che sembra voler archiviare un'epoca storica dei movimenti sociali senza però approvare pienamente i metodi utilizzati.
Dinnanzi alle dichiarazioni del ministro, la reazione degli occupanti di Casapound appare contraddittoria e in evoluzione. Se inizialmente la retorica è stata quella della massima intransigenza, con la promessa di non «arretrare di un millimetro» e di difendere militarmente la «casa», l’atteggiamento sembra essersi rapidamente moderato. I rappresentanti dell'organizzazione, mentre ribadiscono il fermo proposito di non abbandonare la sede, si sono detti improvvisamente aperti a cercare una «intesa», nella evidente speranza di scongiurare un intervento delle forze dell'ordine analogo a quello milanese.




