Piantedosi al Meeting di Rimini: "Sugli sgomberi, nessuna distinzione di colore politico"
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Redazione Interno
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A due giorni dallo sgombero esecutivo del centro sociale Leoncavallo di Milano, operazione che ha posto fine a un'occupazione abusiva protrattasi per trent'anni nonostante i numerosi tentativi di sfratto, il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi è intervenuto al Meeting di Rimini per rivendicare con decisione l'azione di governo. Piantedosi, il cui intervento ha spaziato su immigrazione e sicurezza stradale, ha incentrato una parte significativa del proprio discorso sulla linea adottata in materia di illegalità abitativa, sottolineando come la tutela della legalità rappresenti un principio cardine, applicato senza alcuna distinzione di colore politico.
Il ministro, nel corso del suo intervento, ha ricordato l'onere economico che grava sullo Stato a causa di simili situazioni, evidenziando l'ingente somma già corrisposta ai legittimi proprietari dell'immobile di via Watteau per i ritardi accumulati nel corso di oltre un centinaio di tentativi di sgombero. Una questione, questa, che va oltre la mera contrapposizione ideologica, toccando il tema dei costi a carico della collettività per il mancato rispetto delle norme.
Proprio in quest'ottica di applicazione rigorosa e imparziale della legge, Piantedosi, rispondendo alle sollecitazioni dei giornalisti, ha assicurato che anche Casapound rientra nell'elenco delle occupazioni abusive destinate allo sgombero. "Io sono stato da prefetto di Roma quello che l’ha inserito nell’elenco dei centri che sono da sgomberare – ha precisato il ministro –, prima o poi arriverà anche il suo turno". Una dichiarazione che, arrivata all'indomani dell'operazione milanese, delinea una strategia che non ammette eccezioni.




