L’ora del censimento a CasaPound, mentre a Milano riecheggia il caso Leoncavallo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Le operazioni propedeutiche allo sgombero della sede nazionale di CasaPound a Roma sono ufficialmente iniziate, su impulso del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Il provvedimento, che coinvolge il palazzo di via Napoleone III – noto come la roccaforte delle “tartarughe frecciate” – e lo stabile di via di Santa Croce in Gerusalemme denominato SpinTime, prevede una fase preliminare di censimento delle persone che al momento occupano gli immobili. Si tratta di un passaggio amministrativo cruciale, il cui esito determinerà le successive azioni delle autorità competenti, in un iter che mira a restituire la proprietà degli edifici ai legittimi titolari.

Parallelamente, a Milano, la recente chiusura del centro sociale Leoncavallo ha riacceso un dibattito mai sopito, riportando in auge memorie e posizioni contrastanti. L’ex sindaco Gabriele Albertini, rievocando il suo tentativo di mediazione del 1997, ha espresso perplessità riguardo alla mancata informazione dell’attuale primo cittadino Beppe Sala sull’operazione. «Nessuno poteva o può negare che il Leoncavallo sia stato una realtà rappresentativa per Milano», ha dichiarato Albertini, ricordando però le immediate e feroci reazioni dell’allora vice sindaco Riccardo De Corato, il quale bollò come un “delirio” qualsiasi riconoscimento pubblico di quel luogo.

D’altronde, la natura abusiva dell’occupazione rimane il punto cardine della questione, un elemento giuridico ineludibile che separa la storia sociale di un luogo dalla sua gestione conforme alla legge. Lo stesso Sala, pur riconoscendo il “valore storico e sociale” di un centro che ha segnato un’epoca, ha sottolineato la necessità che qualsiasi attività culturale futura si svolga in un “contesto di legalità”, delineando così un confine netto tra passato e presente.

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