Leoncavallo, Milano detta le regole per la nuova sede a Porta di Mare

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A poco più di una settimana dallo sgombero – avvenuto il 21 agosto scorso in un'operazione decisa dal Ministero dell'Interno e della quale il sindaco Giuseppe Sala ha dichiarato di non essere stato preventivamente informato –, la vicenda dello storico centro sociale milanese entra in una nuova fase. La giunta comunale, infatti, ha approvato una delibera che fissa le linee guida per la futura assegnazione, mediante un bando pubblico, di alcuni spazi a Porta di Mare, tra i quali figura il capannone dismesso di via San Dionigi 117, un immobile comunale di ottomila metri quadrati per il quale il Leoncavallo aveva già manifestato interesse lo scorso marzo.

L’amministrazione, tuttavia, tiene a precisare che la procedura sarà aperta a tutte le realtà che operano nel sociale, e non sarà dunque riservata al solo centro sociale sgomberato. Una scelta, questa, che Palazzo Marino pone in essere con l’evidente intento di scongiurare qualsiasi accusa di aver confezionato un bando “su misura”, evitando di creare un pericoloso precedente e tentando di navigare in acque politicamente insidiose. L’affitto proposto, stando alle prime indiscrezioni, si aggirerebbe attorno agli 800 euro al metro quadro, una cifra che costituirà certamente un elemento centrale nella valutazione dei possibili soggetti interessati.

Lo sgombero del Leoncavallo, che per oltre cinque decenni è stato un pezzo di storia cittadina, un luogo di cultura e di aggregazione autogestito, è stato giustificato dal ministro dell'Interno Matteo Piantedosi – il quale peraltro nega che l’intervento sia avvenuto in anticipo rispetto ai tempi previsti – come un atto necessario per “ristabilire la legalità”, parte di una più ampia “strategia costante e determinata” che il governo intende portare avanti. Un episodio che ha riacceso, come spesso accade in questi casi, il dibattito sul valore di certi spazi e sul concetto stesso di legalità, spesso oscillante tra rigidità normativa e necessità sociali.

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