Sala e la beffa del Leoncavallo: una nuova sede per i violenti di Milano
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Redazione Interno
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Mentre i sindacati di polizia esprimono piena solidarietà ai colleghi aggrediti e al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, riferendosi tanto allo sgombero del centro sociale Leoncavallo quanto ai disordini No-Tav di Vicenza, una paradossale situazione prende forma a Milano. Il sindaco Giuseppe Sala, infatti, sembra intenzionato a premiare con una nuova sede quelli stessi soggetti che, solo pochi giorni fa, hanno imbrattato la città di violenza e di “vergognosi insulti verbali” indirizzati alle forze dell’ordine e al ministro.
Le dichiarazioni dei rappresentanti del Siulp, che hanno sottolineato come “in democrazia chi non condanna queste forme di violenza verrà condannato dalla storia”, appaiono dunque in stridente contrasto con le mosse dell’amministrazione comunale. Una frattura netta, questa, che divide le istituzioni e che rischia di legittimare comportamenti illeciti, mascherandoli da istanze sociali. Il corteo di sabato, che pure aveva radunato oltre ventimila persone per protestare contro lo sgombero di via Watteau, ha infatti riproposto, come denunciato, scene di guerriglia urbana condite da offese ritenute “gravi e indegne”.
In quel contesto, alcuni esponenti del mondo dello spettacolo, tra i quali Claudio Bisio e Bebo Stori, hanno scelto di scendere in piazza, definendosi “una banda di cazzoni ma con senso civico”. Storti, in particolare, ha bollato lo sgombero come un “atto disgustoso” e ha liquidato l’operato del ministro Piantedosi come una “leccata di culo nei confronti del governo”, tacciando l’intera vicenda di essere “una chiusura politica”. Affermazioni che, se da un lato testimoniano il clima surriscaldato, dall’altro sembrano ignorare del tutto gli episodi di intollerabile aggressione subiti dagli agenti.




