Milano, il Leoncavallo cerca casa: via libera per l’area a Porto di Mare
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Redazione Interno
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La giunta di Palazzo Marino ha compiuto il primo, formale passo verso la possibile legalizzazione del Leoncavallo, approvando le linee di indirizzo per la riqualificazione di alcune aree di proprietà comunale nella periferia sud-est della città, precisamente a Porto di Mare. L’obiettivo, come si evince dall’atto, è sondare l’interesse di soggetti privati a investire su quei terreni; un’operazione che, qualora trovasse un riscontro concreto, potrebbe condurre all’assegnazione di una sede per novant’anni al centro sociale, il cui canone d’affitto verrebbe parzialmente estinto attraverso i lavori di bonifica e costruzione che esso stesso dovrebbe sostenere.
Il percorso, come molti osservatori notano, rimane comunque irto di ostacoli e pochi si azzardano a scommettere su una sua conclusione rapida e lineare. L’immobile di via San Dionigi, infatti, sebbene sia stato identificato come potenziale nuova casa per il “Leónka”, versa in condizioni non semplici: privo di allacci alla rete fognaria e caratterizzato dalla presenza di amianto, che necessiterebbe di un costoso intervento di rimozione prima di qualsiasi ristrutturazione. Già lo scorso marzo, l’associazione Mamme antifasciste del Leoncavallo aveva presentato una manifestazione d’interesse preliminare, richiedendo un sopralluogo, a dimostrazione di un dialogo con le istituzioni che prosegue da tempo.
In questo contesto, la figura di Paolo Limonta, ex assessore all’Educazione e storico “pontiere” tra il mondo dei centri sociali e Palazzo Marino, assume un ruolo significativo. Limonta, che sarà in piazza il 6 settembre, tiene a precisare come quella prevista non sia una manifestazione di chi vuole creare disordini, bensì “un corteo politico”, volto a esprimere dissenso verso lo sgombero della sede storica di via Watteau




