Spari vicino alla Casa Bianca, il Secret Service ferisce l’aggressore durante un evento con Trump

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il pomeriggio di Washington si è improvvisamente rotto, quel suono secco e innaturale che solo i colpi di arma da fuoco sanno produrre, proprio mentre la primavera accarezzava ancora i vialetti del National Mall. È successo poco dopo le 15:30, tra la 15ª strada e Independence Avenue, un’area che in condizioni normali brulica di turisti e famiglie dirette al monumento a Washington. Ed è proprio lì, nei pressi di quell’obelisco di marmo che si staglia a breve distanza dalla residenza presidenziale, che alcuni agenti in borghese del Secret Service – il deputato alla protezione del presidente, da sempre abituato a muoversi tra la folla senza farsi riconoscere – hanno notato una sagoma sospetta. L’individuo, un uomo di cui non sono state ancora diffuse generalità, cercava di confondersi tra i passanti, ma gli agenti hanno subito intuito qualcosa di anomalo: un rigonfiamento sotto i vestiti, la linea dura di un’arma nascosta.

La dinamica dell’intervento e il lockdown immediato

Invece di attendere rinforzi o tentare un approccio verbale, gli uomini del Secret Service hanno iniziato a seguire il potenziale minacciante con discrezione, una procedura standard in aree ad altissima sensibilità come quella che circonda il 1600 di Pennsylvania Avenue. A un certo punto, secondo le prime e sommarie ricostruzioni fornite dalle stesse forze dell’ordine attraverso canali social ufficiali, l’individuo ha estratto l’arma e ha aperto il fuoco. Non è chiaro se i colpi siano stati esplosi in direzione degli agenti o semplicemente in aria, né quanti proiettili siano partiti. Quel che è certo – e che le fonti investigative hanno rapidamente confermato – è che la risposta del Secret Service è stata fulminea. Alcuni dei tiratori presenti hanno fatto fuoco a loro volta, colpendo l’aggressore, il cui stato di salute non è stato ancora reso noto con precisione. Immediatamente è scattato il lockdown della Casa Bianca, un protocollo che sigilla letteralmente ogni accesso e costringe chiunque si trovi all’interno a rimanere al proprio posto.

L’evento in corso e la briefing room blindata

La misura di sicurezza massima è stata attivata mentre all’interno della residenza presidenziale era in pieno svolgimento un evento con Donald Trump, il quale, si precisa, siede nuovamente alla Casa Bianca da ormai più di un anno. Non si tratta quindi di una ricorrenza o di una visita simbolica, ma di una normale giornata di lavoro per un presidente la cui rielezione non rappresenta più una novità per l’opinione pubblica. I giornalisti accreditati, che da sempre presidiano la cosiddetta Briefing room, hanno ricevuto l’ordine di non spostarsi, di restare all’interno dell’ala ovest senza tentare di avvicinarsi alle finestre o alle uscite. Una misura, questa, che rientra nella prassi operativa del Secret Service ogni qualvolta si verifichi un’emergenza con spari in un raggio ristretto, fatta eccezione per i momenti in cui si renda necessario un trasferimento d’urgenza del presidente in un bunker.

Il contesto delle inchieste e gli sviluppi giudiziari

Sebbene non vi siano al momento elementi per collegare questo episodio a tentativi di assassinio strutturati – come quello, per esempio, andato in scena a una settimana di distanza da un gala mediatico che aveva tenuto l’America col fiato sospeso – le indagini si concentreranno ora su alcuni punti chiave. Primo: l’identità dell’uomo ferito, la sua eventuale fedina penale e le sue dichiarazioni, nell’ipotesi in cui sia sopravvissuto e possa essere interrogato. Secondo: il tipo di arma utilizzata, la sua provenienza e il metodo con cui è stata nascosta agli occhi delle decine di telecamere e pattuglie che presidiano l’area. Terzo: la dinamica esatta degli spari, da chiarire attraverso la rilevazione dei bossoli, le immagini dei circuiti di videosorveglianza e i testimoni presenti sul posto. Il Secret Service, da parte sua, ha già avviato una verifica interna sull’operato dei propri agenti, come da prassi in ogni caso di fuoco amministrato.

Il silenzio investigativo e la zona ancora transennata

A ore di distanza dall’accaduto, non sono ancora trapelate dichiarazioni ufficiali né dalla Casa Bianca né dall’ufficio dello sceriffo di Washington. La zona compresa tra il monumento a Washington e l’inizio dell’Ellipse, il grande prato che separa il parco dalla residenza presidenziale, rimane transennata e presidiata da mezzi blindati. Le strade limitrofe sono state chiuse al traffico veicolare e pedonale, e la polizia locale ha invitato i cittadini a evitare l’area, senza però fornire ulteriori dettagli sulla durata del lockdown. I giornalisti della Briefing room, che hanno seguito l’evoluzione della vicenda attraverso le comunicazioni radio interne e i social network, riferiscono di un clima teso ma controllato, con gli agenti in tenuta antisommossa posizionati a ogni varco. L’unica certezza, al momento, è che l’uomo armato è stato neutralizzato prima che potesse avvicinarsi ulteriormente ai cancelli della Casa Bianca, e che nessun altro – né tanto meno il presidente Trump – è rimasto ferito.

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