Frankie hi-nrg mc, quel ritorno alla musica “nuda” con “Voce e batteria” e una festa tra amici
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Una battuta. È partito tutto da lì, da un’idea quasi irriverente del batterista Donato Stolfi che, trovandosi l’unico disponibile del gruppo originario, lancia la provocazione: “Perché non lo facciamo voce e batteria?”. Quella frase, a sentire Francesco Di Gesù – in arte Frankie hi-nrg mc – è stata una vera e propria epifania, la scintilla che ha riacceso un meccanismo creativo fermo da dodici anni, dall’uscita di “Esseri umani”. Il risultato di quella domanda retorica è “Voce e batteria” (Materie Prime Circolari), il nuovo album uscito il 24 aprile che lo riporta in tour.
E l’operazione, lungi dall’essere un semplice esercizio di stile, si configura come una decostruzione radicale del suo stesso immaginario, spogliato di ogni orpello melodico per lasciare spazio esclusivamente alla parola e al ritmo.
Un “We Are the World” in salsa italiana, ma senza retorica
Nonostante la scelta di ridurre i brani all’osso – niente loop, niente sequenze, solo pelli che vibrano e rime – il parterre di ospiti che ha risposto alla chiamata è da red carpet. Jovanotti, Fabri Fibra, Tiziano Ferro, Elisa, Emma, Diodato, Raiz e Lina Simons hanno accettato di partecipare a quella che l’artista stesso, con il consueto autoironia, definisce “una festa tra amici” più che una jam session da record.
Se Emma ha risposto con la semplicità di un “dove e quando?”, Tiziano Ferro ha confessato, a detta dello stesso Frankie, un entusiasmo quasi commovente, chiedendosi cosa avesse fatto di buono per meritarsi un invito simile. Ma è sul fronte dei testi che il lavoro si fa cesello: Jovanotti e Fabri Fibra, ad esempio, non si limitano a prestare la voce, ma firmano strofe inedite, innestando la loro poetica rispettivamente in “Pedala e batteria” (singolo apripista) e in “Autodafé e batteria”.
“Fight da faida” e il valore della libertà tradotta in musica
Tra i brani più attesi c’è la rilettura di “Fight da faida”, un pezzo che vanta ormai trentaquattro primavere ma che, nelle intenzioni del rapper, mantiene intatta la sua urgenza sociale. L’originale campionava un passaggio (‘You can make it if you try’) che qui viene invece riproposto dalla voce reale di Elisa, amica di vecchia data e presenza fissa nel suo universo artistico.
La scelta di affiancarle Lina Simons, poi, non è casuale: la cantante partenopea sostituisce la filastrocca siciliana di fine Settecento che era stata interpretata dalla cugina Vannina La Bruna, regalando al brano una contemporaneità mediterranea che strizza l’occhio alle radici popolari. Un lavoro certosino, quello degli arrangiamenti, che mira a trasformare la canzone in uno stimolo concreto, un invito ad affrancarsi “dalle costrizioni e dalle mafie”.
Dal palco di Bologna a quello di Milano, la prova del fuoco
La verifica di questa essenzialità avviene – o meglio, inizierà domani – sui palchi. Il tour parte ufficialmente il 30 maggio dal DumBO Summertime di Bologna per poi toccare, tra le tappe principali, Firenze (5 giugno), Roma (19 giugno) e il suggestivo palco del Castello Sforzesco di Milano il 2 luglio, fino alla chiusura prevista in autunno a Campiano. Sul palco saliranno solo in due: Frankie e Donato Stolfi.
Niente ospiti (a meno di un clamoroso “We Are the World” live, ipotesi che lo stesso Frankie non esclude ma che demanda al futuro), solo la forza bruta di una voce che si deve confrontare con le bacchette che colpiscono le pelli. Un azzardo, forse, ma che per un cultore dell’hip hop puro – quello dei Run DMC ascoltato in gioventù – rappresenta più un ritorno alle origini che una sperimentazione. D’altronde, come ricorda lui stesso, il primo vero disco hip hop era già cosi: “due voci, una batteria e uno scratch”.




