Frankie Hi-Nrg MC, quel “Live Aid del rap” per un ritorno all’essenza di voce e batteria
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Erano piu di dodici anni che non metteva piede in un vero studio di registrazione per un album, ma il tempo, per Frankie Hi-Nrg MC, sembra essersi fermato. O meglio, ha girato a vuoto. “Rileggendo i testi, mi sono accorto di quanto la società che racconto si sia spostata davvero di poco, se non alle volte indiretreggiando”, racconta il rapper, alias Francesco Di Gesù, presentando “Voce e batteria”. Il progetto, nato quasi per gioco da una riflessione con il suo producer – il quale gli ha suggerito: “Sai che sarebbe divertente chiedere a un po’ di amici se vogliono aggiungere le loro voci alla tua?” – si è trasformato in una sorta di raduno di stelle. Frankie ha fatto un giro di telefonate, e il risultato è un cast che lui stesso, senza troppa modestia, definisce “da Live Aid, il Live Aid del rap”.
L’operazione musicale è tanto semplice quanto radicale: spogliare undici brani storici, alcuni dei quali vantano piu di trent’anni, dalla loro veste orchestrale originale. Insieme al batterista Donato Stolfi, il rapper ha ridotto tutto all’osso, lasciando spazio solo alla voce, al ritmo e a una manciata di collaborazioni eccellenti (Jovanotti, Elisa, Emma, Tiziano Ferro, solo per citarne alcuni). Non si tratta di una semplice raccolta di successi, ma di una vera e propria autopsia delle parole. “Ho valutato quanto sia utile spogliare un brano musicale dalla ricchezza della musica – spiega – restituirlo nella maniera piu essenziale e cruda, con l’obiettivo di dare alla voce e alle parole il peso che meritano”. In un’epoca in cui il panorama musicale è dominato da un brusio di fondo costante – che sia il rumore dei social o la produzione “plain vanilla” del mainstream – Frankie sceglie la strada opposta: il silenzio attorno alle parole.
Social, (ex) tv e l’opportunismo che guida il paese
Il paragone tra ieri e oggi, nelle analisi del rapper, non regge solo sul piano musicale ma su quello sociale. Se all’epoca dei suoi esordi la televisione veniva additata come il male assoluto – un “potere culturale” capace di omologare le masse – oggi il testimone è passato a strumenti ben piu pervasivi. “Certamente sì”, risponde secco quando gli si chiede se i social siano piu pericolosi della tv di un tempo, citando il passaggio dalla celebre “celebrità effimera” di un quarto d’ora a una “celebrità futile” che rischia di trascinare in derive di onnipotenza.
Ma a preoccuparlo non è solo la tecnologia. A distanza di decenni, Frankie osserva una classe politica che, a suo dire, non ha mai smesso di essere guidata dall’opportunismo. “La realtà odierna, con i vari decreti sicurezza e i progetti di revisione costituzionale – afferma – ci restituisce ancora una volta questo scenario”. L’unica nota di fiducia, se cosi si puo definire, arriva dai piu giovani. Pur criticando la generazione dei cinquantenni (“La Costituzione regge, ma non grazie a noi”), il rapper riconosce come siano state le nuove leve a ribadire la tenuta della Carta Costituzionale, contrapponendosi a derive che lui considera pericolose. “Sono i giovani che tengono in piedi il Paese”, taglia corto, elogiando la loro capacita di disertare i vecchi schemi.
La poetica dell’osso e i feat. con i “figli” musicali
In questo album, sorprendentemente, manca il suo pezzo piu famoso, “Quelli che benpensano”. Una scelta voluta per non rubare la scena ad altri brani forse meno noti al grande pubblico, come “Generazione di mostri” o “Elefante”. E se l’architettura sonora è ridotta all’osso, il parco ospiti è invece sontuoso. Jovanotti presta la sua voce per “Pedala e batteria”, il singolo che apre il disco, mentre Fabri Fibra si confronta con i “fantasmi interiori” di “Autodafé”. C’è poi chi, come Tiziano Ferro, ha accolto la chiamata con sorprendente umilta: “Quando gli ho proposto di partecipare – rivela Frankie – mi ha scritto: ‘Ma cosa ho fatto per meritarmi una cosa cosi bella?’".
L’approccio, in studio, e stato quello della carta bianca. Agli artisti, spiega, non sono state date indicazioni stringenti: l’obiettivo era fare una “festa della parola” in cui ognuno potesse interpretare il materiale a modo proprio, o addirittura aggiungere strofe inedite. Una fiducia che nasce da rapporti umani consolidati (“Ho scelto questi artisti perche sono tutti amici”), ma anche da una precisa visione del mestiere. Frankie non crede nei “cattivi maestri” del rap, ma nemmeno nella retorica del fallimento per chi non riempie i palazzetti. L’idea, piuttosto, e quella di creare un antidoto alla fretta: “La mia speranza – conclude l’artista – e che questa musica possa essere ascoltata per piu di 40 secondi”.




