La musica che ha cambiato il mondo: il Live Aid compie 40 anni
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Quarant’anni fa, il 13 luglio 1985, due miliardi di persone in tutto il mondo assistettero a quello che sarebbe diventato uno degli eventi più iconici della storia della musica e della beneficenza. Il Live Aid, ideato da Bob Geldof e Midge Ure per raccogliere fondi contro la carestia in Etiopia, riunì oltre 70 artisti su due palchi separati da un oceano: quello di Wembley a Londra e quello di Philadelphia. Un concerto epocale, capace di trasformare la potenza del rock in un messaggio universale di solidarietà, che ancora oggi viene ricordato non solo per la sua portata umanitaria, ma anche per le esibizioni indimenticabili che lo resero leggenda.
Tra queste, quella dei Queen è entrata nella memoria collettiva come un momento irripetibile. Freddie Mercury, Brian May, Roger Taylor e John Deacon salirono sul palco di Wembley alle 18:41, eseguendo sei brani in venti minuti che ribaltarono le sorti della band, allora in un momento di crisi creativa. Eppure, come ha rivelato il promoter Harvey Goldsmith in un’intervista alla rivista Mojo, i Queen rischiarono di non partecipare. Mercury, inizialmente riluttante, fu convinto da May con un argomentazione semplice ma decisiva: "Se non lo facciamo, ce ne pentiremo". Quella performance, caratterizzata dall’energia travolgente del frontman e dalla precisione strumentale del gruppo, consacrò i Queen come protagonisti assoluti della serata, nonostante la presenza di mostri sacri come David Bowie, gli U2 e i Led Zeppelin.
Prima di esibirsi, Mercury aveva trascorso la giornata con il compagno Jim Hutton – che chiamava "mio marito" –, raggiungendo lo stadio in auto come se si trattasse di un concerto qualunque. Nessuno, forse nemmeno lui, immaginava che quell’apparizione avrebbe riscritto la loro carriera. Il Live Aid, però, non fu solo un trionfo artistico: dimostrò che la musica poteva essere un veicolo di cambiamento, unendo generazioni e culture sotto un unico obiettivo.




