Il bicchiere mezzo pieno di Hamilton: “Mercedes non imprendibile, la SF-26 ha potenziale”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il debutto stagionale della Ferrari a Melbourne si presta a una duplice lettura, quella classica del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, e Lewis Hamilton, nonostante un quarto posto che lo vede preceduto dal compagno di squadra Charles Leclerc e dalla coppia della Mercedes, propende decisamente per la prima interpretazione. Il sette volte campione del mondo, dopo una gara di rimonta e caratterizzata da un passo incoraggiante, ha voluto sottolineare gli aspetti positivi emersi dal fine settimana australiano, dimostrando una fiducia che nello scorso campionato s’era vista raramente. Il britannico, che aveva ammesso alla vigilia di aver ritrovato sé stesso dopo un periodo di smarrimento, ha chiuso a pochi decimi dal podio, confermando una progressione e una competitività che lasciano ben sperare per il prosieguo della stagione.

Le qualifiche, è vero, avevano raccontato una storia differente, con un distacco di otto decimi subito dalla W17 di George Russell, un gap che Frederic Vasseur, team principal della Rossa, ha riconosciuto come importante e principalmente ascrivibile alla potenza della power unit Mercedes. Lo stesso Hamilton, nel post-qualifica, aveva spiegato di aver accusato un problema nella gestione dell’energia della batteria, un deficit nel deployment che non gli aveva permesso di esprimere il potenziale mostrato nelle libere, quando i riscontri cronometrici erano stati ben più lusinghieri. Eppure, a gare concluse, il focus del #44 si è spostato altrove: sulla capacità di recupero, sulla competitività mostrata nei tratti guidati e, soprattutto, su un passo gara che l’ha visto viaggiare sullo stesso piano, se non leggermente superiore, rispetto alla Rossa gemella guidata da Leclerc.

Nel paddock, intanto, riecheggia un tema caldo che potrebbe ridisegnare gli equilibri nei prossimi mesi, quello relativo al rapporto di compressione delle power unit. La FIA, trovato un accordo con i costruttori, ha introdotto un nuovo test a caldo che entrerà in vigore il primo giugno, con l’obiettivo dichiarato di chiudere una presunta zona grigia del regolamento che avrebbe consentito a Mercedes di ottenere un vantaggio prestazionale. Lo stesso Hamilton, interpellato sulla questione, non ha nascosto un certo stupore, lasciando intendere che, qualora il vantaggio della scuderia anglo-tedesca fosse effettivamente legato a un’interpretazione così spinta del regolamento, si sentirebbe deluso dall’operato della Federazione, un tema, questo, che aggiunge un ulteriore strato di complessità all’analisi del primo fine settimana iridato.

Una rimonta costruita sulla costanza e la gestione gomme

Se la prestazione sul giro secco ha mostrato qualche limite, la domenica di Hamilton è stata invece esemplare per gestione e costanza. Partito dalla settima piazza, il pilota inglese ha gestito al meglio le prime fasi di gara, complice anche una strategia della Ferrari che, a differenza di quanto fatto da Mercedes, ha scelto di non fermarsi durante il regime di Virtual Safety Car. Una decisione, quella di Maranello, che se da un lato ha probabilmente precluso la possibilità di lottare per la vittoria, dall’altro ha permesso a Hamilton di accumulare esperienza e dati preziosi sulla SF-26 in configurazione gara, dimostrando una solidità di passo che gli ha consentito di recuperare terreno fino a issarsi in quarta posizione e a impensierire Leclerc nel finale.

Il ritmo mostrato dall'ex pilota Mercedes è parso in crescendo, con tempi sul giro consistenti e una gestione degli pneumatici che, in prospettiva futura, rappresenta un'arma importante. La sensazione, confermata dalle parole dello stesso Hamilton, è che la SF-26 abbia un margine di crescita significativo e che il gap dalla Mercedes non sia incolmabile come la sola classifica delle qualifiche potrebbe suggerire. L'aspetto più rilevante, per Hamilton, è proprio questo: aver concluso la gara a contatto con il podio e con un passo gara competitivo nonostante un sabato pomeriggio da dimenticare, dovuto a problemi tecnici e non a una mancanza intrinseca di velocità della vettura.

Il nodo power unit e l'ombra del rapporto di compressione

Il dibattito tecnico, inevitabilmente, si concentra sulla power unit Mercedes, apparsa dominante soprattutto nei tratti di pista dove la potenza pura fa la differenza. Le analisi dei dati telemetrici hanno evidenziato una gestione dell'energia differente tra le due case, con la W17 capace di sfruttare al meglio l'ibrido nei tratti di accelerazione, mentre la Ferrari ha mostrato i muscoli nei cambi di direzione e nella percorrenza delle curve più lente, dove l'efficienza aerodinamica e la trazione meccanica hanno fatto la differenza. È in questo equilibrio dinamico che Hamilton intravede lo spazio per colmare il divario.

La nuova direttiva tecnica sul rapporto di compressione, che entrerà in vigore tra circa tre mesi, rischia però di rimescolare le carte in tavola prima ancora che il campionato entri nel vivo. Se da un lato la Mercedes ha dichiarato pubblicamente di non temere le nuove verifiche, dall'altro il solo fatto che si sia reso necessario un intervento normativo così specifico alimenta le speculazioni. Per Hamilton, che della Mercedes conosce ogni segreto, la vicenda ha un sapore particolare: sa bene quanto il lavoro sulla power unit sia stato centrale nei recenti successi del team di Brackley e, probabilmente, non può esimersi dal chiedersi quanto di quel vantaggio sia frutto di pura ingegneria e quanto, invece, di un'interpretazione al limite del regolamento.

I primi segnali di una Rossa in crescita

Al di là delle polemiche tecniche e delle implicazioni regolamentari, il Gran Premio d'Australia ha restituito l'immagine di una Ferrari viva e reattiva. La SF-26 ha dimostrato di avere un buon potenziale di base, con un Hamilton che, dopo un anno di apprendistato, appare perfettamente integrato nei meccanismi della squadra e in sintonia con le caratteristiche della monoposto. I sorpassi, la capacità di difendere la posizione e la costanza di rendimento sono segnali che il pacchetto, al netto del gap dalla Mercedes, funziona.

Il campionato è appena iniziato e Melbourne, con le sue peculiarità, potrebbe non essere la cartina di tornasole più fedele per i valori in campo. La fiducia di Hamilton, però, non è banale né scontata. Deriva da dati oggettivi, da sensazioni positive alla guida e dalla consapevolezza che il percorso di crescita della squadra è appena iniziato. La quarta piazza finale, maturata al termine di una gara solida e combattuta, rappresenta una base dalla quale ripartire, con la consapevolezza che per impensierire stabilmente le Frecce d'Argento servirà un ulteriore scatto, ma anche con la certezza che lo spirito e la determinazione, a Maranello, non mancano di certo.

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