Ferrari, il deficit di potenza si fa sentire anche a Spa: le opzioni sono limitate, ma il gap non è solo motore

Ferrari, il deficit di potenza si fa sentire anche a Spa: le opzioni sono limitate, ma il gap non è solo motore
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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il venerdì di prove libere sul circuito di Spa-Francorchamps ha restituito un quadro piuttosto chiaro delle gerarchie in casa Ferrari, anche se non mancano le sfumature. La Scuderia, come ampiamente previsto, sta pagando un deficit motoristico che, su un tracciato così esigente dal punto di vista energetico come quello belga, rischia di condizionare pesantemente il fine settimana. Ma a pesare, nell'analisi dei distacchi accumulati nel corso della seconda sessione, non è stato soltanto il gap di potenza pura rispetto alla Mercedes e alla Red Bull.

Dopo una mattinata chiusa in posizioni di rilievo, con un distacco di poco superiore al decimo e mezzo dal miglior tempo di Max Verstappen, nel pomeriggio le condizioni sono cambiate. La pista, resa viscida dalla pioggia caduta nella notte e per buona parte della giornata, ha offerto un grip inferiore alle attese, un aspetto confermato anche da Simone Berra di Pirelli, che ha parlato di un calo dell'aderenza del dieci per cento rispetto alle previsioni.

Le squadre rivali, però, hanno saputo adattarsi meglio a questa evoluzione, modificando il deployment dell'energia e il setup delle vetture, riuscendo a compiere un passo in avanti più consistente rispetto a quanto fatto dalla Ferrari.

Il compromesso sul carico e la velocità in curva

L'esempio più lampante di questa differente capacità di adattamento è stato fornito dalla Mercedes, che nella prima sessione aveva optato per un setup estremamente scarico, basato sull'errata convinzione che il grip della pista fosse più elevato. Con il miglioramento delle condizioni, i rivali hanno saputo correggere il tiro, mentre la Ferrari, che nella FP1 aveva sorpreso anche Lewis Hamilton per la bontà della sua prestazione, ha faticato a replicare.

È emerso in particolare un limite nel secondo settore, la parte più guidata e ricca di curve del tracciato, dove il bilanciamento della vettura non ha permesso di compensare quanto perso sui rettilinei.

Lo stesso Hamilton ha ammesso che, per qualche ragione, alla sua SF-26 manca qualcosa proprio in quella porzione di pista, un tema legato probabilmente al carico aerodinamico. Il compromesso, come ha spiegato il sette volte campione del mondo, è sempre lo stesso: si vorrebbe avere più carico per essere più veloci in curva, ma ciò penalizzerebbe irrimediabilmente la velocità di punta, già deficitaria, sui lunghi rettilinei.

È la sintesi di una stagione che vede il Cavallino Rampante possedere un telaio eccellente, forse il migliore del lotto, ma costretto a fare i conti con un'unità di potenza che non è al livello di quella di Mercedes e Red Bull.

La gestione dell'energia a Spa: un rebus per la SF-26

Spa-Francorchamps, con i suoi rettilinei estesi e la densità energetica sul giro secco inferiore rispetto ad altri circuiti, rappresenta una sfida ancora più ardua di Silverstone per la gestione della power unit. Il problema non è solo la velocità di punta, ma la capacità di distribuire l'energia elettrica a disposizione nell'arco del giro.

I dati telemetrici mostrano come la Ferrari raggiunga velocità massime competitive, toccando i 332 km/h nel terzo settore, più di Mercedes e Red Bull, ma il calo di velocità nella parte conclusiva del rettilineo è più marcato e, soprattutto, la vettura è costretta ad accettare compromessi importanti nel secondo settore per risparmiare energia.

Il team principal Frederic Vasseur ha commentato il dato, evidenziando come la squadra sia più lenta di 20 km/h rispetto ad alcuni rivali prima di Les Combes, ma altrettanto più veloce nell'ultimo rettilineo. Un compromesso, appunto, che in qualifica diventa difficile da gestire, mentre in gara, con un milione e mezzo di joule in più a disposizione, si potrebbero aprire scenari leggermente diversi.

Il punto è che, mentre la Mercedes ha la potenza per potersi permettere di caricare la vettura e lavorare sull'assetto meccanico, la Ferrari è costretta a rincorrere, dovendo trovare soluzioni alternative per compensare la mancanza di cavalli.

Il confronto con la Mercedes e i numeri della storia

Questo divario tecnico si inserisce in un contesto storico che vede la Mercedes aver recentemente superato la Ferrari come motorista per numero di pole position, issandosi a quota 257 contro le 256 del Cavallino. Un sorpasso che, al netto dei dati tecnici, rappresenta un ulteriore segnale del cambio di passo avvenuto nell'era delle power unit ibride. La Casa di Stoccarda, forte di una fase di dominio che l'ha vista vincere gran parte dei titoli dal 2014 al 2021, sta raccogliendo i frutti di un lavoro che, almeno sul fronte del motore, ha pochi eguali.

La vittoria a sorpresa di Charles Leclerc a Silverstone, dove la Ferrari aveva pronosticato un gap di sei o sette decimi dalla vetta, ha dato una boccata d'ossigeno alla squadra e riaperto un barlume di speranza. Tuttavia, il monegasco è stato il primo a invitare alla calma, sottolineando come quel successo sia stato una sorpresa e come sia altrettanto importante analizzare le prestazioni migliori del previsto quanto quelle peggiori.

Con il campionato costruttori che vede Mercedes a 333 punti contro i 255 della Ferrari, e il divario nel mondiale piloti tra Kimi Antonelli e Lewis Hamilton (179 a 147), la sfida è ancora lunga, ma il deficit di potenza rimane un'incognita pesante che la Scuderia dovrà cercare di risolvere per puntare a qualcosa di più di un podio a Spa.

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