Trump chiede a Israele la grazia per Netanyahu, mentre riapre il valico a nord di Gaza

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   In un momento di grande complessità per la regione, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha formalmente sollecitato il suo omologo israeliano, Isaac Herzog, affinché conceda la grazia al primo ministro Benjamin Netanyahu, la cui posizione giudiziaria – come è noto – è aggravata da capi d’accusa che includono corruzione, frode e abuso di fiducia. La notizia, divulgata dallo stesso presidente israeliano, giunge parallelamente alla riapertura del valico a nord della Striscia di Gaza, un passaggio cruciale, questo, per agevolare l’ingresso degli aiuti umanitari in un territorio stremato. L’ufficio di Herzog, dal canto suo, ha prontamente reagito con una nota ufficiale, nella quale si esprime “profondo apprezzamento” per l’“incrollabile sostegno” di Trump a Israele e si riconosce il suo “straordinario contributo” nel favorire il ritorno degli ostaggi e nel ridefinire gli assetti, particolarmente a Gaza, con l’obiettivo di garantire la sicurezza dello Stato ebraico.

La lettera di Trump, che si inserisce in un solco già tracciato da sue precedenti dichiarazioni pubbliche – incluso un discorso tenuto alla Knesset lo scorso ottobre –, rappresenta un ulteriore, significativo tassello nel rapporto personale e politico che lega i due leader. Non si può ignorare, d’altronde, che lo stesso presidente americano, nel corso del 2024, ha affrontato una condanna per trentaquattro capi d’imputazione in un processo per pagamenti occulti, una circostanza che, sebbene estranea alla vicenda mediorientale, contribuisce a colorare le rispettive situazioni giudiziarie. La richiesta di grazia per “il formidabile Bibi”, come è stato definito, evidenzia una continuità di azione diplomatica tesa a influenzare gli equilibri interni israeliani, mentre sul campo si susseguono gli sforzi per stabilizzare la situazione humanitaria e di sicurezza.

Sul fronte interno israeliano, intanto, il ministro della Difesa Israel Katz ha annunciato l’intenzione di presentare al governo una risoluzione per la chiusura di Army Radio, l’emittente nazionale gestita dall’esercito che, nel tempo, ha ampliato i suoi contenuti spaziando dall’informazione alla cultura. Secondo quanto riportato dai media locali, Katz ha motivato la proposta ricordando come la stazione fosse nata con lo scopo primario di servire da “voce e orecchio” per i militari delle Forze di difesa israeliane e per le loro famiglie, e non per trasformarsi in una piattaforma da cui diffondere opinioni, “molte delle quali – ha sottolineato il ministro – attaccano le Idf e i suoi soldati”. Una mossa, questa, che appare in linea con una più ampia ridefinizione degli strumenti di comunicazione pubblica in un periodo di forte polarizzazione.

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