Il prezzo del biglietto per l’Oriente vola con i cieli del Golfo chiusi

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   L’operazione militare denominata “Epic Fury”, che ha portato alla chiusura dello spazio aereo su gran parte del Medio Oriente, ha innestato un meccanismo di rincari senza precedenti per i collegamenti tra Europa e Asia, con ricadute pesantissime non solo sui bilanci delle compagnie ma anche sulle tasche dei passeggeri, costretti a districarsi tra cancellazioni e tariffe lievitate in modo esponenziale. La decisione, presa a fine febbraio, di interdire il sorvolo di nazioni come Iran, Iraq e, di fatto, l’intera area del Golfo, ha reso inutilizzabili gli hub di Dubai, Doha e Abu Dhabi, quelli che rappresentavano il principale ponte intercontinentale, e ha obbligato i vettori a ridisegnare rotte molto più lunghe e dispendiose, con un conseguente, immediato balzo in avanti dei costi operativi e dei listini. Secondo le ricostruzioni, il numero di voli cancellati a livello globale si aggirerebbe intorno ai quarantamila, un dato che fotografa la paralisi di un sistema che muove ogni giorno milioni di viaggiatori, e a pagarne lo scotto sono state in primis le compagnie europee, i cui titoli in Borsa hanno subito perdite a doppia cifra, mentre gli effetti della tempesta si sono riversati sulla domanda e sull’offerta di voli a corto e lungo raggio.

Rotte alternative e costi di carburante alle stelle per i vettori

L’impossibilità di attraversare il corridoio mediorientale ha costretto i velivoli a cercare passaggi più a sud, attraverso l’Egitto e il Corno d’Africa, oppure a circumnavigare l’intera area via nord, allungando le tratte di alcune ore e, di conseguenza, facendo schizzare il consumo di carburante. Il cherosene, voce già critica nei conti delle compagnie, ha subito un’ulteriore impennata a causa della speculazione sul greggio legata al conflitto, e questo ha generato un circolo vizioso per cui le tariffe, per chi riesce a trovare un posto, sono diventate proibitive. Alcuni vettori, come la tedesca Lufthansa e l’ungherese Wizz Air, hanno immediatamente rivisto le proprie reti, sospendendo le destinazioni direttamente coinvolte o operando i collegamenti con scali intermedi che allungano i tempi di percorrenza, mentre altre realtà, come la low-cost irlandese Ryanair, hanno paradossalmente registrato un incremento della domanda sui voli intra-europei, segno che molti viaggiatori hanno rinunciato alle mete esotiche per le imminenti vacanze pasquali, preferendo trascorrere la pausa in destinazioni più vicine a casa. L’effetto combinato della riduzione dell’offerta di posti e dell’aumento dei costi fissi ha fatto il resto, con alcune tratte che hanno visto moltiplicare il proprio prezzo in poche ore: si parla, ad esempio, di collegamenti come Singapore-Milano lievitati da poche centinaia di euro a cifre vicine ai duemila euro, un incremento percentuale che sfiora il seicento per cento, rendendo di fatto inaccessibile per molti la possibilità di spostamenti intercontinentali.

Il traffico aereo verso Oriente si ferma e leconomia del settore trema

A subire l’onda d’urto non sono soltanto i privati cittadini, costretti a rivedere i propri piani di viaggio o a farsi carico di esborsi ingenti, ma anche il comparto delle agenzie di viaggio e l’indotto turistico, che vedono evaporare le prenotazioni e aumentare le richieste di rimborso per i pacchetti acquistati e non fruiti. I dati parlano chiaro: migliaia di passeggeri sono rimasti bloccati negli aeroporti dell’area, soprattutto negli Emirati, in attesa di una riprotezione che spesso non arriva, e gli uffici della Farnesina, con la loro task force dedicata, sono al lavoro per assistere i connazionali e monitorare una situazione che rimane fluida e complessa. Le compagnie del Golfo, come Emirates ed Etihad, hanno tentato una lenta ripresa delle operazioni, ma i numeri restano drammaticamente inferiori a quelli pre-crisi: si contano poche decine di voli al giorno laddove prima se ne superavano abbondantemente le cinquecento unità, e il cielo di Doha, con Qatar Airways ancora sostanzialmente ferma, è un deserto di rotte commerciali. In questo scenario, il prezzo del biglietto aereo diventa una variabile indipendente dalle normali leggi di mercato, legato invece a doppio filo agli eventi bellici e alla (ri)definizione di corridoi sicuri, un processo che, a detta degli analisti, potrebbe richiedere tempi lunghi e lasciare strascichi pesanti sui bilanci di tutto il trasporto aereo globale.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.