Tempesta geomagnetica illumina i cieli per tre giorni: aurore fino al Golfo del Messico
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Una tempesta geomagnetica di eccezionale durata ha investito la Terra dal primo al 3 giugno, regalando spettacolari aurore boreali visibili persino a latitudini insolite, come quelle del Golfo del Messico. L’evento, innescato da un’espulsione di massa coronale (CME) proveniente dal Sole, ha raggiunto picchi di intensità classificati come G4 – il secondo livello più alto nella scala delle tempeste geomagnetiche – per poi attenuarsi gradualmente, ma non senza un’ultima recrudescenza nella notte tra il 2 e il 3 giugno, quando ha toccato nuovamente la soglia G3.
I dati del Space Weather Prediction Center (SWPC) della Noaa, l’agenzia statunitense per gli oceani e l’atmosfera, hanno tracciato l’evoluzione del fenomeno, sottolineandone la rarità: si tratta infatti di una delle perturbazioni più prolungate dell’attuale ciclo solare, il 25esimo dal 1749, anno d’inizio delle osservazioni sistematiche. Le Cme, che consistono in nubi di plasma scagliate nello spazio a milioni di chilometri orari, interagiscono con il campo magnetico terrestre, comprimendolo e generando disturbi che possono influenzare satelliti, reti elettriche e comunicazioni radio.
Sebbene questa tempesta non abbia provocato danni significativi, la sua violenza ha riacceso il dibattito sulla vulnerabilità delle infrastrutture tecnologiche di fronte a eventi estremi. Già nel maggio scorso, un’altra perturbazione di classe G3 aveva interessato il pianeta, dimostrando come il Sole stia attraversando una fase di crescente attività. Le aurore, tuttavia, hanno rubato la scena: le particelle cariche, penetrando l’atmosfera lungo le linee del campo magnetico, hanno creato cortine luminose verdi, rosse e viola, visibili anche in regioni dove il fenomeno è quasi sconosciuto.




