Castelfranco, la dodicenne ferita con le forbici torna in classe: “Nessuna sottovalutazione”
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Redazione Interno
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Sono bastati pochi secondi, quelli di un’ora di educazione fisica trasformata in un incubo, per squarciare la routine di una scuola media nella provincia di Pisa. La quiete di un venerdì mattina è stata rotta dal rumore sordo di una lite consumatasi tra le pareti del bagno della palestra, dove una ragazzina di appena dodici anni – secondo quanto emerso dalle prime sommarie informazioni – ha attirato una compagna con un pretesto per poi colpirla al collo con un paio di forbici. La vittima, una coetanea, è stata immediatamente soccorsa e trasportata in ospedale, ma fortunatamente le lesioni riportate si sono rivelate superficiali; tanto da consentirle, dopo un brevissimo periodo di osservazione, di fare ritorno a casa già nella stessa giornata.
Mentre la macchina della giustizia minorile si mette in moto, inevitabilmente limitata nella sua portata dall’età dell’aggressrice (non imputabile per legge), la comunità scolastica dell’istituto comprensivo Leonardo da Vinci ha dovuto gestire l’emergenza educativa scaturita da questo gesto. Il dirigente scolastico, Sandro Sodini, ha rotto il silenzio per rassicurare sulle condizioni della ragazza ferita, annunciando che domani tornerà regolarmente tra i banchi. “Ho parlato con la famiglia – ha dichiarato – e la bimba sta meglio; oggi andrò a trovarla insieme ad alcuni insegnanti, ma i genitori mi hanno già confermato che lunedì sarà in classe”.
Il rientro a scuola e la sospensione dell’aggressrice
Il rientro della dodicenne rappresenta il primo passo verso un ritorno alla normalità, sebbene l’ombra di quanto accaduto venerdì scorso sia destinata a rimanere a lungo nei corridoi dell’istituto. L’altra alunna, quella che ha impugnato le forbici, è stata invece sospettata con un provvedimento di circa quindici giorni, una misura che, oltre ad allontanarla fisicamente dall’ambiente in cui si è consumata la violenza, potrebbe rappresentare l’antefatto di un percorso di sostegno psicologico individuale. Il dirigente Sodini ha incontrato anche i genitori della minore, descrivendoli come “dispiaciuti, anzi sconvolti” per il comportamento della figlia; un comportamento, secondo quanto riferito dalle prime ricostruzioni informali, che potrebbe essere scaturito dal malinteso tentativo di emulare una scena violenta vista in un video o in un film.
Proprio questa pista, quella della emulazione digitale, sarà al centro degli accertamenti della procura per i minorenni di Firenze, che dovrebbe disporre a breve l’audizione della ragazzina in sede protetta. Non risultano, al momento, pregresse tensioni o attriti tra le due alunne; un dettaglio che rende, se possibile, ancora più complessa la lettura psicologica del gesto, che appare agli inquirenti come un atto improvviso e fine a se stesso. La famiglia della vittima, dal canto suo, ha scelto la strada del rientro immediato, nella convinzione che riprendere la quotidianità sia la terapia migliore per elaborare lo choc.
Il ruolo della scuola e delle famiglie
Nel tentativo di arginare la preoccupazione che serpeggia tra i genitori degli altri studenti, il dirigente scolastico ha voluto lanciare un messaggio chiaro, per smontare quelle che definisce “ricostruzioni non verificate”. “Quanto successo è gravissimo – ha ribadito Sodini – e nessuno, intendo proprio nessuno, lo sta sottovalutando, contrariamente a quanto leggo in alcuni commenti”. La scuola, infatti, ha già attivato la psicologa d’istituto per supportare i compagni di classe della vittima, e nei prossimi giorni è previsto un collegio docenti straordinario dedicato esclusivamente alla gestione delle conseguenze di questo episodio.
C’è però un passaggio, nelle parole del preside e in una nota ufficiale diffusa dal consiglio d’istituto, che sposta il tiro su un tema ben più ampio della singola aggressione. Si fa strada la consapevolezza che la scuola, da sola, non può intercettare tutti i segnali di disagio. “Certi episodi – ha osservato Sodini – scaturiscono da una grande solitudine domestica, dall’uso non corretto e non sorvegliato dei social”. Il consiglio d’istituto, in una nota sottoscritta da tutti i componenti, ha sottolineato che “la responsabilità educativa primaria si costruisce a partire dal contesto familiare, nella quotidianità, attraverso presenza, ascolto e regole condivise. La scuola può affiancare, sostenere e offrire strumenti, ma non può sostituirsi a quel ruolo fondamentale”.
L’attività investigativa tra movente e ipotesi di reato
Mentre la dimensione pedagogica cerca di ricucire lo strappo, i carabinieri continuano a lavorare per ricostruire con esattezza la dinamica dei fatti. L’ipotesi prevalente, come detto, rimane quella di un folle gesto emulativo, ma gli investigatori stanno procedendo a setacciare i dispositivi elettronici e i profili social della giovanissima aggressrice, nella speranza di trovare un riscontro al video che potrebbe aver innescato la reazione.
Dal punto di vista penale, la posizione della minore è blindata dall’articolo 97 del codice penale, che esclude l’imputabilità per chi non ha compiuto quattordici anni. Tuttavia, l’accaduto comporterà inevitabilmente una segnalazione alla procura per i minorenni, che potrà comunque attivare un procedimento civile a carattere rieducativo o disporre l’affidamento ai servizi sociali. Non si tratta di una sanzione, ma di un tentativo di recupero: un percorso complesso, che dovrà fare i conti con l’apparente incapacità della ragazzina di rendersi conto, almeno in questa fase, della gravità di quanto commesso.
In attesa che l’istituto riapra domani i battenti per accogliere il rientro della vittima, la sensazione è che questo episodio sia destinato a diventare un caso di studio su come la scuola e la giustizia minorile debbano confrontarsi con una violenza che sembra non avere più età né moventi razionali, ma che affonda le radici in un malessere silenzioso e difficile da intercettare.




