Bonelli attacca il ponte sullo Stretto: "Opera inutile, anche a destra non la vogliono"
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Redazione Interno
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«Soltanto un italiano su tre è favorevole al ponte sullo Stretto: questo dato smonta la narrazione tossica di Salvini». Angelo Bonelli, co-portavoce di Avs, non usa mezzi termini nel commentare i risultati del sondaggio Demos, secondo cui l’opera voluta dal ministro delle Infrastrutture divide persino l’elettorato di centrodestra. I numeri, pubblicati da Repubblica, rivelano un sostegno ben lontano dall’essere maggioritario, nonostante il governo la presenti come una priorità indiscutibile.
Ma non è solo la scarsa popolarità a sollevare dubbi. Secondo le stime, i ricavi dei pedaggi – fissati a 10 euro per le auto e 20 per i camion – non basteranno a coprire i 13 miliardi di investimento iniziale. Con un traffico previsto di 25 milioni di veicoli e 36 mila treni l’anno, le entrate potrebbero aggirarsi tra i 535 e gli 800 milioni annui, lasciando un utile operativo di appena 100 milioni. Cifre che, se confermate, renderebbero l’infrastruttura un affare tutt’altro che vantaggioso per le casse pubbliche.
Intanto, il progetto – affidato al consorzio Eurolink, guidato da Webuild con partner spagnoli e giapponesi – continua a dividere. C’è chi, come il governo, lo definisce «un motore per la crescita del Paese», capace di aggiungere 5,5 miliardi al Pil lombardo, e chi invece denuncia rischi ambientali e sperperi. Tra i nomi coinvolti spunta anche quello dell’archistar Daniel Libeskind, la cui partecipazione, però, non ha placato le critiche.
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