Ponte sullo Stretto, Santoro attacca i manifestanti: "Dire no è una follia, ecco i numeri che smentiscono i no-ponte"
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Redazione Interno
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La durissima replica del presidente della Regione Calabria, Roberto Santoro, arriva proprio nel giorno in cui le piazze di Messina si preparano ad accogliere il corteo organizzato dal movimento contrario alla realizzazione del Ponte sullo Stretto. Santoro, intervenendo a margine di una conferenza stampa tenutasi a Catanzaro, ha definito senza mezzi termini "una follia" la protesta in programma per il tardo pomeriggio di oggi, sostenendo che opporsi all'opera equivalga a chiudere gli occhi di fronte a un'occasione storica di sviluppo per l'intero Mezzogiorno.
Secondo il governatore, la manifestazione odierna, che prenderà il via da Piazza Cairoli alle 18.30 e che gli organizzatori hanno già battezzato come "la marea di Messina", sarebbe il frutto di una profonda ignoranza dei fatti o, peggio ancora, di una miopia politica che impedisce di valutare correttamente l'impatto positivo che il cantiere avrebbe sul tessuto occupazionale e sull'economia regionale.
I numeri dei grandi cantieri come prova concreta
Per sostenere la propria tesi, Santoro ha fatto appello a dati che, a suo avviso, rappresenterebbero una prova inconfutabile della bontà del progetto. Il riferimento è ai numeri relativi ai grandi cantieri stradali e ferroviari già operativi in Calabria, i cui dati sono stati recentemente resi noti dal Contraente Generale Webuild, la società che, non a caso, è destinata a giocare un ruolo da protagonista anche nella realizzazione del Ponte.
Sebbene il governatore non abbia fornito cifre precise nel suo intervento, il richiamo a questi dati serve a delineare un quadro in cui le grandi infrastrutture si traducono in occasioni di lavoro e indotto per il territorio, un argomento che i sostenitori dell'opera utilizzano per controbattere alle critiche di chi vede nel Ponte uno spreco di risorse pubbliche o un attentato all'ecosistema dello Stretto.
In questo senso, la posizione di Santoro si inserisce nel solco di una narrazione che oppone il pragmatismo dei numeri all'ideologia del rifiuto, cercando di smontare le argomentazioni dei contestatori con ciò che lui definisce "la realtà dei fatti".
La mobilitazione dei no-ponte e la strategia della "marea"
La risposta del mondo associativo e dei movimenti civici non si è fatta attendere e si concretizza proprio nella manifestazione di questa sera, che rappresenta il culmine di una serie di iniziative di piazza e di pressione politica portate avanti negli ultimi mesi.
Gli organizzatori del corteo hanno ribadito con forza il loro obiettivo, che è quello di ottenere la "chiusura della Stretto spa", la società commissaria incaricata della realizzazione dell'opera, considerata dai manifestanti il simbolo di un progetto destinato a rimanere sulla carta o, peggio, a diventare un buco nell'acqua da 14 miliardi di euro.
La scelta della parola "marea" per definire la partecipazione attesa non è casuale, ma vuole evocare la forza di un movimento che si percepisce come travolgente e determinato a porre un argine a quelle che definisce le "follie" di chi invece spinge per l'avvio del cantiere. I manifestanti, che si raccoglieranno nel cuore della città peloritana, rivendicano la necessità di destinare le risorse pubbliche ad altri interventi, come la manutenzione delle strade esistenti o il potenziamento dei trasporti locali, ritenuti più urgenti e meno impattanti dal punto di vista ambientale.
Il via libera del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici e la progettazione esecutiva
Il dibattito di piazza si intreccia in queste ore con le novità di natura tecnico-amministrativa che riguardano l'iter del progetto. Nelle scorse settimane, infatti, è arrivato il parere favorevole del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, un passaggio formale di importanza cruciale che non sancisce l'avvio immediato dei cantieri ma che trasforma ufficialmente lo studio di fattibilità nel disegno tecnico definitivo.
Si tratta di un passaggio che apre la strada alla cosiddetta "progettazione esecutiva", ovvero l'ultimo gradino burocratico e tecnico prima che le imprese possano materialmente iniziare a scavare e a costruire. In questa fase, che rappresenta il momento di maggior dettaglio dell'intera ingegneria dell'opera, verranno definiti i disegni costruttivi e i calcoli strutturali non solo del ponte in sé, ma anche delle fondazioni e di tutte le opere connesse, come le viabilità di accesso e le infrastrutture di servizio.
È un livello di progettazione che trasforma il progetto da un'idea astratta in una serie di istruzioni operative per i lavoratori, definendo tempi, modi e costi di ogni singola fase del cantiere.
Le critiche ambientaliste e la questione sismica
Non mancano, tuttavia, le voci critiche anche da parte di associazioni ambientaliste di peso come Greenpeace e WWF, che hanno lanciato un allarme riguardo all'accelerazione delle procedure autorizzative, accusando il Governo di voler approfittare del periodo pre-feriale per forzare la mano sull'approvazione. Le associazioni denunciano quella che definiscono una mancanza di trasparenza, con pareri critici di esperti che sarebbero stati ignorati o messi da parte per assecondare una volontà politica che considera l'opera come una bandiera.
Il fulcro delle critiche rimane l'assenza di dati certi sulla sostenibilità di un'infrastruttura così imponente in un'area ad alta sismicità come lo Stretto di Messina, dove il rischio di terremoti di magnitudo elevata è una variabile che, secondo gli oppositori, non è stata adeguatamente valutata nei modelli previsionali.
La trasformazione dell'opera in uno strumento politico, nelle parole dei manifestanti e delle associazioni, rischia di far passare in secondo piano la gravità degli impatti ambientali e sociali che un cantiere di queste dimensioni comporterebbe su un ecosistema fragile e già fortemente antropizzato.
La giornata di oggi, con il corteo che si snoderà per le strade di Messina, rappresenta quindi uno degli snodi più importanti del lungo confronto sul Ponte, un confronto che divide da decenni l'opinione pubblica e le forze politiche e che vede contrapposte due visioni opposte dello sviluppo del Mezzogiorno e dell'Italia intera.
Da un lato, chi come Santoro vede nell'infrastruttura un volano per l'occupazione e un'opportunità per colmare il divario infrastrutturale con il Nord Europa; dall'altro, chi come i manifestanti di oggi ritiene che i costi, non solo economici ma anche ambientali, siano di gran lunga superiori ai benefici, e che quei 14 miliardi di euro potrebbero essere spesi in modo più utile per la collettività. Sarà interessante osservare la partecipazione e la tensione della serata, in un clima che si preannuncia carico di passione civile e politica.
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