Quando il ponte sarà tra noi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Che una grande opera pubblica possa essere considerata, a seconda delle parti in gioco, un’impresa epocale o un colossale spreco di risorse non è una novità. Ma il Ponte sullo Stretto di Messina, dopo il via libera del Cipess, sembra incarnare questa contraddizione in modo esemplare. Da un lato, il governo lo celebra come un traguardo storico, capace di unire territori e rilanciare l’economia; dall’altro, gli esperti e l’opposizione lo giudicano un progetto vetusto, gravato da criticità tecniche e ambientali irrisolte.

Emanuele Codacci Pisanelli, tra i massimi esperti italiani nella progettazione di ponti, non usa mezzi termini: «C’è una superficialità che mi sorprende e una fretta incomprensibile». L’ingegnere, che ha lavorato al progetto negli anni Ottanta, contesta scelte tecniche che definisce «assurde», dai materiali alle prove antisismiche, fino alla mancanza di verifiche adeguate. «Si procede per fughe in avanti», aggiunge, sottolineando come il via libera del Cipess non risolva i nodi strutturali.

Intanto, Matteo Salvini annuncia cantieri già in autunno e una conclusione dei lavori per il 2032, paragonando i tempi a quelli della Metro C di Roma. Un ottimismo che stride con le perplessità dell’Unione europea, che ha avviato una valutazione ambientale sulla base della direttiva Habitat. Bruxelles, dopo aver ricevuto la documentazione l’11 giugno, dovrà stabilire se il progetto rispetta i vincoli sulla biodiversità. Un passaggio non formale, considerando che lo Stretto di Messina è un’area protetta.

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