Spagna, stretta sui social: vietati ai minori di 16 anni. La reazione di Musk
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
La Spagna si allinea a una tendenza internazionale, annunciando una misura drastica per proteggere i più giovani nel mondo digitale. Il premier Pedro Sánchez, intervenendo al World Governments Summit di Dubai, ha dichiarato che il suo governo vieterà l’accesso ai social network ai minori di 16 anni. Una mossa, questa, che segue di poco l’analogo provvedimento francese e che si inserisce in un pacchetto di riforme volto a rafforzare la sicurezza online. Sánchez, senza mezzi termini, ha definito le piattaforme social “uno stato fallito”, un luogo – ha aggiunto – dove “le leggi vengono ignorate e la criminalità è tollerata”, e dove la disinformazione spesso prevale sulla verità. Una posizione netta, la sua, che mira a riprendere il controllo di ambienti considerati ormai troppo pericolosi per gli adolescenti.
Il caso francese e il contesto internazionale
Prima della Spagna, infatti, è stata la Francia a fare da apripista in Europa. Lo scorso 27 gennaio, l’Assemblea Nazionale ha approvato, con una larga maggioranza, il disegno di legge che vieta i social network ai minori di 15 anni. Il testo, fortemente voluto dal presidente Emmanuel Macron, è ora all’esame del Senato e, se confermato, potrebbe entrare in vigore già dal prossimo settembre. Macron stesso, annunciando di aver attivato la procedura accelerata per rendere il divieto effettivo a partire da quella data, ha sottolineato l’urgenza di un intervento normativo. Oltreoceano, anche l’Australia ha intrapreso un percorso simile, dimostrando come il tema della protezione dei minori online stia diventando una priorità legislativa trasversale.
Le polemiche e la reazione di Elon Musk
L’annuncio del governo spagnolo, come era prevedibile, non è passato inosservato e ha scatenato immediate reazioni. La più veemente è arrivata da Elon Musk, proprietario della piattaforma X, che ha attaccato direttamente Pedro Sánchez definendolo, in un post, un “sporco tiranno”. Un’esplosione di rabbia che riflette le tensioni tra i grandi magnati della tech e le istituzioni politiche sempre più intenzionate a regolamentare il settore. Le parole di Musk, per quanto dure, evidenziano lo scontro in atto tra la visione di una rete libera da “interferenze” statali e la crescente richiesta di regole chiare per tutelare gli utenti più vulnerabili, argomento sul quale le forze politiche di diversi paesi sembrano trovare un inedito convergere.
Il dibattito italiano e la posizione di Valditara
Anche in Italia il tema è sul tavolo, sebbene la decisione finale spetti al Parlamento. Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha dichiarato di sostenere “da tempo” l’estensione del divieto di utilizzo dei social ai minori di 16 anni. “C’è un disegno di legge in Parlamento, decide il Parlamento”, ha precisato il ministro a margine di un’iniziativa politica, sottolineando come la sua sia una posizione personale ma che necessita di un iter legislativo per essere tradotta in norma. La discussione, dunque, è aperta e si inserisce in un panorama europeo che sembra muoversi verso restrizioni sempre più stringenti, mentre si moltiplicano le inchieste giudiziarie su casi di cyberbullismo e adescamento online, spesso trattati con riserbo dalle autorità per tutelare le vittime.




