Tether, Foletti replica a Foglia: "Non è una banca, è un mezzo di pagamento"
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Redazione Economia
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Il sindaco di Lugano, Michele Foletti, interviene sulla questione Tether con una precisazione che, a suo dire, è fondamentale per inquadrare correttamente la natura dell'operato della società emittente della stablecoin Usdt. Rispondendo a una domanda della Radiotelevisione svizzera, Foletti ha infatti contestato le recenti osservazioni di Antonio Foglia, banchiere con una lunga esperienza alle spalle, il quale aveva sollevato dei dubbi sul sistema blockchain. "Credo che Antonio Foglia, un banchiere che rispetto e ammiro per quella che ha fatto nella sua vita, non abbia capito la differenza tra Tether e una banca", ha dichiarato il sindaco, sottolineando come l'azienda operi con un profilo completamente diverso. "Tether è un mezzo di pagamento, non ha nessuna licenza bancaria, non è e non può essere una banca", ha aggiunto, chiudendo ogni possibile analogia con il settore creditizio tradizionale e con le sue regole stringenti.
Le valutazioni delle agenzie e la difesa del sindaco
La discussione si è riaccesa in seguito alla mossa di S&P Global Ratings, la quale ha abbassato al minimo il suo giudizio sulla capacità della stablecoin di Tether di mantenere l'ancoraggio al dollaro statunitense. L'agenzia, che non ha emesso un rating formale ma una cosiddetta "Stablecoin Stability Assessment", ha portato il suo giudizio dal livello "constrained" a "weak", il gradino più basso della scala, esprimendo quindi delle perplessità sulla solidità dello strumento finanziario. Una mossa che, sebbene non definitiva, ha gettato ulteriori ombre sulla società, già al centro di analisi come quella di Jefferies che ne ha evidenziato gli enormi acquisti di oro, mentre la Bce ha manifestato timori circa le possibili conseguenze per i Treasury americani.
Il trasferimento degli azionisti e la natura del business
Foletti ha poi affrontato un altro punto sollevato dalla cronaca, ovvero il trasferimento del domicilio di Giancarlo Devasini e Paolo Ardoino, azionisti di Tether, da Lugano a El Salvador. Pur confermando il fatto, il sindaco ha voluto smorzare qualsiasi interpretazione allarmistica, citando esplicitamente le parole di Foglia per affermare che "non sono scappati con la cassa". Ha quindi proseguito delineando quella che, a suo parere, è la forza del modello di business: "È un business spettacolare – prosegue il banchiere luganese – perché Tether, a differenza delle banche, non paga interessi sui token che ha emesso e trattiene quindi gli interessi e gli utili sugli investimenti, a vantaggio dei propri azionisti: Devasini, Ardoino e pochissimi altri". Un meccanismo che, secondo questa lettura, genera una redditività notevole, sebbene non esente da critiche.
La questione della copertura degli investimenti
Proprio su questo punto, infatti, si concentrano le osservazioni più tecniche, che toccano la trasparenza e la prudenza nella gestione. L'analisi di Foglia, come riportato, suggeriva che "con una piccola parte di questi soldi, gli azionisti di Tether avrebbero potuto risanare i bilanci di Tether e allinearli alla normativa e al buon senso facendo in modo che tutti i token emessi fossero coperti da investimenti in dollari liquidi e sicuri". Si tratta di una considerazione che va dritta al cuore del dibattito sulla stabilità delle stablecoin, la cui credibilità poggia interamente sulla garanzia che ogni token emesso sia effettivamente sostenuto da attività liquide e a basso rischio, un principio che le agenzie di rating sembrano, in questo caso, mettere in discussione.
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