Zequila contro Santarelli: «Lei veda da un oculista, non accetto certe accuse»

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il meccanismo della replica televisiva, quando scatta fuori dal contesto studiato di un salotto, assume talvolta i contorni di un incidente diplomatico tra due mondi che si parlano solo attraverso i media. Antonio Zequila, attore dal carattere notoriamente eccentrico e incline a deflagrazioni pubbliche, ha rotto un silenzio che sembrava ormai consolidato per rispondere a Elena Santarelli, la quale – nel corso dell’ultima puntata di “Belve”, andata in onda martedì 28 aprile – aveva riacceso i riflettori su un vecchio screzio risalente alla loro comune avventura ne “L’Isola dei Famosi” del 2005. Al centro della disputa, un soprannome che la Santarelli aveva coniato all’epoca, “er mutanda”, e che è tornato a galla con toni tra il ironico e il graffiante.

Un soprannome, un’intervista e uno strascico di rancori

La stessa Santarelli, intervistata da Francesca Fagnani, aveva raccontato quel retroscena con una certa leggerezza, quasi fosse un aneddoto di costume: «Lo dovevo chiamare Mister Cachemire? Si sentiva tanto grande con quella mutanda bianca», aveva detto la conduttrice e showgirl, riferendosi all’atteggiamento che Zequila avrebbe tenuto durante la permanenza sull’isola. Un attacco, a suo dire velato dall’ironia, ma che l’interessato non ha affatto digerito. Da qui la replica secca, arrivata a distanza di ore attraverso i canali stampa: Zequila non ha usato mezzi termini per difendere quella che definisce la propria “virilità” offesa, ma anche per rivendicare una versione dei fatti completamente diversa.

L’affondo di Zequila: «Non accetto certe accuse, servono un oculista e un foniatra»

«Sono costretto a difendere la mia virilità, non i centimetri che la Santarelli non ha visto», ha dichiarato l’attore con una frase incidentale che già orienta il tiro della querelle. «Le consiglio un bravo oculista per la vista – ha proseguito – e un bravo foniatra per la voce sgradevole». Un passaggio, quest’ultimo, che sposta l’attenzione dall’aspetto fisico alla presenza scenica della sua detrattrice, rovesciando la prospettiva: non è Zequila a dover subire un marchio umiliante, ma la Santarelli a soffrire di un presunto deficit percettivo. L’attore, definendosi “uno snob inglese” – altra frase destinata a fare il giro del web – ha rivendicato un diritto di replica che, a suo avviso, gli era stato negato nel corso della trasmissione.

“Belve” come innesco, “L’Isola” come sfondo

A rendere la vicenda più intricata è la struttura stessa del programma “Belve”, il cui format – basato su confessioni crude e domande scomode – esalta le polarizzazioni. La puntata del 28 aprile, definita da molti osservatori come una delle più intense della stagione, aveva visto la Santarelli alternare ricordi autobiografici dolorosi ad altri più leggeri, come il celebre battibecco con Zequila. Un contesto, quello del reality di sopravvivenza, in cui la promiscuità forzata e la mancanza di privacy esasperano i caratteri, e dove soprannomi come “er mutanda” nascono spesso per sdrammatizzare. Ma Zequila non sembra disposto ad accettare questa lettura: per lui, quella definizione è stata una forma di aggressione gratuita, mai archiviata. La sua replica, per quanto sopra le righe, ha il merito di restituire la tensione mai sopita tra due ex concorrenti.

Diritto di replica e dinamiche da talk show

Non si tratta, va detto, di un incidente nuovo nel panorama televisivo italiano, dove i talk serali trasformano vecchi rancori in pillole di intrattenimento. Quel che cambia, stavolta, è la natura della risposta: Zequila non si è limitato a un tweet o a un post, ma ha scelto un’intervista articolata, quasi un controfattuale al monologo della Santarelli. Rifiutando le accuse di presunto narcisismo o di teatralità eccessiva, l’attore ha sottolineato come nessuno abbia mai verificato la veridicità di quel soprannome. «Lei non ha visto nulla», ha ribadito, per poi aggiungere che quella mutanda bianca – oggetto della derisione – era semplicemente un capo di abbigliamento funzionale al clima tropicale. L’affondo sull’oculista, dunque, non è solo un insulto creativo, ma la metafora di un’intera strategia difensiva: ribaltare l’accusa di ridicolo in una presunta incapacità di osservare con obiettività. La Santarelli, da parte sua, ha replicato per ora con secchezza: «Soltanto parole», ha detto, chiudendo di fatto la prima fase della polemica.

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