Elena Santarelli si racconta a “Belve” tra ricordi di modella, l’amore per Corradi e la paura per il figlio
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La showgirl, attesa questa sera sul palco del programma di Francesca Fagnani, torna a condividere – con la consueta schiettezza che l’ha resa celebre – non solo i dettagli della sua carriera e della vita familiare a Roma, ma anche l’impegno concreto nella divulgazione della ricerca sull’oncologia pediatrica, un capitolo quest’ultimo strettamente legato all’esperienza drammatica vissotta dal primogenito qualche anno fa. Nata a Latina e cresciuta nel borgo di Sermoneta, Elena Santarelli ha infatti mosso i primi passi nel mondo dello spettacolo a soli diciassette anni, quando – accompagnando un’amica a un provino – venne notata e scelse di intraprendere la carriera di modella, interrompendo momentaneamente gli studi prima di conseguire il diploma di maturità in un istituto privato e laurearsi successivamente in scienze della comunicazione.
La vita privata e la residenza capitolina
È legata da quasi vent’anni all’ex calciatore Bernardo Corradi, oggi parte dello staff tecnico del Milan: i due, dopo essersi sposati nel 2014, hanno scelto di vivere a Roma, in uno dei quartieri più esclusivi della capitale come Vigna Clara, dove hanno acquistato una casa distribuita su due livelli e con una terrazza panoramica che la showgirl mostra talvolta nei suoi scatti social. Una scelta abitativa ponderata che riflette la volontà di garantire una crescita tranquilla ai loro figli, Giacomo e Greta, pur mantenendo un profilo pubblico inevitabilmente esposto: lo stesso Corradi – reduce da una carriera che lo ha visto militare in squadre come Inter, Lazio, Valencia e Manchester City – ha saputo costruirsi una seconda vita nel calcio che conta, senza per questo sottrarre tempo alla vita familiare. La coppia, nonostante la riservatezza riguardo ai minori (come dimostra l’assenza dei bambini alla recente festa per i dieci anni di matrimonio), ha sempre mostrato una solidità che – secondo quanto dichiarato dalla Santarelli – è stata messa a dura prova soltanto dall’emergenza sanitaria del figlio.
La malattia del figlio Giacomo e l’impegno per la ricerca
Proprio il momento più buio della sua esistenza – ovvero la diagnosi di tumore cerebrale ricevuta da Giacomo nel novembre del 2017, quando il piccolo aveva solo otto anni – è al centro dell’intervista che andrà in onda questa sera su Rai 2, impreziosita dal fatto che l’ex modella ha da poco assunto l’incarico di ambasciatrice per la Fondazione Umberto Veronesi. In questo nuovo ruolo, che lei stessa definisce come un modo per restituire qualcosa dopo anni di ospedali e terapie, Santarelli punta i riflettori sul progetto "Gold for kids", un’iniziativa nata per sostenere la ricerca di cure sempre più personalizzate per i pazienti più giovani, laddove – spiega la fondazione – i farmaci studiati per le recidive sono ancora troppo pochi rispetto al fabbisogno reale. Dalla sua poltrona di intervistata, l’attuale conduttrice – che non ha mai nascosto il terrore provato nel vedere il figlio sottoposto a chemioterapia e radioterapia – ha voluto sottolineare come la forza l’abbia trovata nel frequentare l’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, struttura che ha curato Giacomo e alla quale la coppia ha destinato una donazione di trentamila euro in occasione dell’anniversario di matrionio.
L’approccio alla maternità e la consapevolezza del rischio
Ciò che emerge dalle anticipazioni rilasciate alla stampa – in particolare dalla lunga intervista del Corriere della Sera che è stata ripubblicata in questi giorni – è la lucidità con cui la showgirl racconta la quotidianità della convivenza con l’incertezza, laddove ammette che il tumore "potrebbe tornare" e che il ragazzo, oggi adolescente, è pienamente consapevole di questa possibilità. Una consapevolezza che, lungi dal generare panico, ha portato la famiglia a ridistribuire le proprie energie: lei che, nei momenti più duri, raccoglieva di notte i capelli di Giacomo dal cuscino per non farglieli vedere, oggi spiega come la terapia psicologica sia stata fondamentale per uscire dal tunnel senza lasciare che la paura divorasse il rapporto di coppia. I genitori, entrambi molto attivi sui social dove talvolta rispondono a critiche feroci (come quelle ricevute da alcuni utenti che nelle fasi acute della malattia arrivarono ad augurarle lo stesso male per il figlio), hanno scelto di non nascondere la fragilità, trasformandola piuttosto in uno strumento di comunicazione per normalizzare una condizione che, statisticamente, colpisce circa 1.400 bambini all’anno solo in Italia.
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