Achille Costacurta, dal baratro della dipendenza al simbolo del doppio arcobaleno
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Aveva ingerito sette boccette di metadone, un gesto estremo con cui intendeva porre fine alla sua esistenza, eppure, nonostante la scienza medica fatichi a spiegare le ragioni della sua sopravvivenza, oggi Achille Costacurta può guardare al futuro con una rinnovata consapevolezza. «Volevo suicidarmi», ha rivelato il giovane, rievocando quei momenti di profonda disperazione durante i quali arrivò a chiedere l'eutanasia, un'istanza straziante che, come lui stesso ha ricordato, strappò le lacrime a suo padre. Quel periodo buio, segnato da un ricovero in una clinica svizzera a seguito di un grave abuso di sostanze stupefacenti avvenuto in Colombia, rappresenta un capitolo che la famiglia ha deciso di affrontare pubblicamente, illuminando un percorso di dolore e, infine, di riscatto.
Il racconto in podcast e il dolore di un padre
La storia di Achille, i cui passaggi più critici sono stati recentemente riproposti attraverso il podcast di Simona Marchetti, delinea il ritratto di un'adolescenza travagliata, durante la quale si sono intrecciate, in un groviglio di sofferenza, la detenzione, i Trattamenti Sanitari Obbligatori e una diagnosi di Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività. È in questo contesto che maturò il disperato tentativo di togliersi la vita, un episodio che il giovane ha descritto con un realismo che non nasconde lo smarrimento provato allora, quando i medici, sconcertati, non seppero fornirgli una spiegazione plausibile sul come fosse riuscito a scampare a una dose letale di farmaci. La sua testimonianza, cruda e diretta, include anche il ricordo del padre, Billy, commosso fino al pianto di fronte alla richiesta di eutanasia del figlio, un'immagine che restituisce tutta la vulnerabilità di un nucleo familiare messo a dura prova.
L'approdo a Belve e la narrazione di Martina Colombari
Proprio per dare voce a questa complessa esperienza, Martina Colombari, madre di Achille, ha scelto di sedersi sul divano di *Belve*, il programma condotto da Francesca Fagnani, in un'apparizione che ha riportato l'attenzione su vicende personali e, al tempo stesso, universali. L'attrice ed ex Miss Italia, senza indugiare dinanzi ai capitoli più delicati della sua vita, ha affrontato il tema della maternità e delle prove che l'hanno accompagnata, riconoscendo come le difficoltà incontrate dal figlio, seppur laceranti, abbiano finito per cementare ancor di più le fondamenta del loro legame familiare. Il suo intervento pubblico, che segue di poco la diffusione del podcast con le parole del giovane, offre un ulteriore tassello per comprendere un percorso di crescita e di resilienza, sia individuale che collettivo.
Il doppio arcobaleno come metafora di una rinascita
Esiste, però, un'immagine potente che Achille Costacurta custodisce come un presagio positivo, un simbolo di speranza che ha coinciso con l'inizio del suo cammino verso la guarigione. Uscendo dalla struttura di cura in Svizzera, infatti, il suo sguardo incrociò quello di un doppio arcobaleno, un fenomeno atmosferico raro e suggestivo che per lui ha assunto il valore di un nuovo inizio. In quel preciso istante, trovò tra le sue braccia il padre, giunto per riaccompagnarlo a casa, in un abbraccio che siglava non solo un ritorno ma una vera e propria rinascita. Oggi, a ventun anni, Achille può definirsi un ragazzo nuovo, che ha saputo attraversare l'inferno della dipendenza e della malattia psichica per approdare a una versione di sé più consapevole e forte, mentre la sua storia, attraverso il coraggio della narrazione, diventa un faro per molti.




