Achille Costacurta si racconta a Verissimo: dalla dipendenza al buio fino alla speranza
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Redazione Cultura e Spettacolo
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A guardarlo oggi, mentre parla con una calma inaspettata nel salotto di Verissimo, è difficile immaginare il turbine di sofferenza che Achille Costacurta ha attraversato. Il figlio ventunenne di Alessandro Costacurta e Martina Colombari ha deciso di ripercorrere, senza filtri e con un coraggio che colpisce, il suo percorso segnato dalla dipendenza patologica. "Ho iniziato in prima liceo fumando le canne", ha spiegato, "e sono andato avanti fino ai diciannove anni", in una spirale che l'ha portato a fare uso di sostanze sempre più pesanti. Quella che poteva sembrare una sperimentazione giovanile si è trasformata, inesorabilmente, in una prigione dalla quale non riusciva a uscire, un meccanismo di autodistruzione che ha finito per travolgere ogni aspetto della sua vita.
I sette Tso e il culmine della crisi
La gravità della sua condizione, che i familiari hanno dovuto fronteggiare nel tempo, è stata tale da rendere necessario il ricorso per ben sette volte al trattamento sanitario obbligatorio. Un dato, questo, che da solo racconta la profondità del suo disagio e la reiterata pericolosità delle sue condizioni. Quei provvedimenti, sebbene necessari, rappresentavano solo un argine temporaneo a un male più profondo, che continuava a erodere la sua volontà. La situazione è precipitata fino al gesto estremo del tentato suicidio, un episodio che ha segnato uno spartiacque nella sua esistenza e che ha mostrato, in maniera drammatica, il fondo del baratro emotivo in cui era sprofondato. Riferendosi a quel momento, ha ricordato con commozione le lacrime del padre, un'immagine che gli è rimasta impressa e che forse ha contribuito, in seguito, a cercare una via d'uscita.
La detenzione e la svolta terapeutica
Il suo cammino, costellato di difficoltà, ha incluso anche un periodo di detenzione presso un istituto penale minorile, un'esperienza che ha ulteriormente complicato il quadro della sua giovane vita. È stato però il successivo ricovero in una clinica specializzata in Svizzera a rappresentare la prima vera svolta. Lì, come ha raccontato, i terapeuti sono riusciti a fornirgli finalmente una chiave di lettura cruciale per comprendere le sue azioni: gli spiegarono che cercava di "curare" i propri traumi ricorrendo alle droghe. Quella consapevolezza, l'aver individuato la radice del suo comportamento autolesionista, ha costituito il fondamento da cui è potuta iniziare una concreta riabilitazione. Un percorso lungo e faticoso, che oggi gli permette di affermare con fermezza di non fare più uso di sostanze stupefacenti.
Il presente e una ritrovata lucidità
Ora, a distanza di tempo da quelle esperienze tanto buie, Achille Costacurta si presenta al pubblico con una narrazione diversa, concentrata non solo sul dolore passato ma soprattutto sul lavoro svolto per superarlo. La sua apparizione in televisione assume il valore di una testimonianza personale, un resoconto diretto di un'adolescenza perduta e di una prima maturità conquistata a caro prezzo. Le sue parole, misurate e prive di autocommiserazione, descrivono il tentativo di dare un senso a quanto accaduto, trasformando la propria storia in un monito e, al tempo stesso, in un segno di possibilità. Senza enfasi retoriche, ma con la concretezza di chi ha toccato con mano il limite, delinea i contorni di una rinascita che passa attraverso la responsabilità e la cura di sé.




