Marion Cotillard illumina Cannes 2026 in pelle nera, Travolta debutta alla regia tra perplessità e fascino retrò

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
CULTURA E SPETTACOLO Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La Croisette, si sa, vive di attimi sospesi tra il flash dei fotografi e il fruscio degli abiti da sera; e in questa quarta serata del Festival di Cannes 2026, l’equilibrio si è spezzato due volte. Da un lato c’è l’eleganza austera e rock di Marion Cotillard, protagonista femminile di Karma – il thriller che Guillaume Canet ha presentato nella sezione Cannes Première –, apparsa sul red carpet con un custom dress di Chanel, marchio al quale è legata da un’affinità ormai lunga un decennio. L’abito, interamente confezionato in pelle nera, mescola volutamente due anime: quella ribelle, sottolineata dai loghi dorati del brand applicati sui fianchi come placche metalliche, e quella romantica, affidata a una gonna ampia il cui orlo è frastagliato in lunghe frange che si muovono a ogni passo. Una scelta, la sua, che sfugge ai facili entusiasmi della critica di moda – alcuni l’hanno definita un “fermo immagine” da sei in pagella – ma che conferma l’abilità dell’attrice nel non cedere mai alla tentazione del già visto.

Se Cotillard rappresenta la continuità di un certo cinema francese d’autore, dall’altra parte del tappeto rosso si consuma invece una piccola, curiosa storia di esordi. John Travolta, infatti, non è qui solo per posare: ha portato in anteprima mondiale Volo notturno per Los Angeles, il suo primo film da regista. E l’operazione, a giudicare dalle reazioni estetiche della serata, lascia quantomeno perplessi. L’attore, che ha sempre coltivato il sogno di “fare il regista” come ha dichiarato in più occasioni, si è presentato in completo e cappello, dichiaratamente ispirato a Federico Fellini. Il risultato, per chi osserva le immagini, rimanda però più a Toulouse-Lautrec che al Maestro di Rimini: un tributo che rischia lo scivolone, tanto che i cronisti di costume gli hanno affibbiato un 6 meno, se non un 5 secco per chi lo ha accostato a una maldestra imitazione felliniana.

Simone Ashley e il rosso rubino d’archivio che conquista la Croisette

Mentre le luci si accendevano per *Karma*, un’altra star ha letteralmente rapito l’attenzione del pubblico e dei giudici di stile. Simone Ashley, rivelazione di *Bridgerton*, ha sfilato con un pezzo d’archivio di Alexander McQueen: un abito rosso rubino che sembra uscito da una favola oscura, cesellato con quella precisione sartoriale che ormai non si vede più. Il verdetto è stato unanime: 9 pieno, perché “bello da mozzare il fiato” come hanno scritto gli stessi osservatori. Un voto, quest’ultimo, che contrasta nettamente con la sufficienza risicata attribuita a Isabelle Huppert – qui per la prima nelle vesti di una sorta di “Maleficent” chic – e con l’insolita prova di stile di Andie MacDowell, apparsa con la sua celebre chioma grigia mossa dal vento della Croisette, incorniciante orecchini di diamanti firmati Chopard, dalla quale ha appena ricevuto il Trophée omonimo.

Beauty look e glamour senza sosta: Barbara Palvin e il ciuffo a farfalla

La quarta serata del Festival, insomma, è stata finalmente quella del vero e proprio star system internazionale. Non si parla più di presenze timide o di prime file scontate: sul red carpet di *Karma* sono arrivati i nomi di cui si seguono abitualmente le gesta, e con loro una sfilata di beauty look ad alto tasso di glamour. Barbara Palvin, ad esempio, ha optato per un ciuffo a “butterfly” che ha subito fatto tendenza, mentre altri volti noti hanno giocato con texture umide, labbras nude e contrasti decisi. Un’esplosione controllata, quella dei make-up artist, che ha restituito a Cannes quel suo inconfondibile sapore di eccesso misurato.

La cronaca nera delle recensioni: Travolta travolto dal suo stesso omaggio

Non c’è stato un fatto di sangue vero e proprio, in questa serata, ma una piccola esecuzione pubblica di immagine. John Travolta, sul palco della presentazione del suo *Volo notturno per Los Angeles*, ha subito una sorta di linciaggio metaforico da parte della critica di costume: il cappello, la posa da regista felliniano, la sovrabbondanza di gesti. Qualcuno ha parlato di “delirio di onnipotenza stilistica”, altri hanno semplicemente osservato che un debutto alla regia andrebbe accompagnato da più pudore e meno citazionismo. Resta il fatto che, a Cannes, anche un errore di stile diventa un evento giudiziario in piccolo: si guardano le prove, si ascoltano le testimonianze (le foto, i video) e poi si emette la sentenza. Quella di Travolta, per ora, è una condanna a una sufficienza risicata. Ma a Cannes, si sa, l’appello è sempre possibile nella serata successiva.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.