Cannes 2026, Marion Cotillard in pelle nera per “Karma” e il debutto (discusso) di John Travolta
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La Croisette, dopo tre giornate di attesa, ha finalmente visto materializzarsi quel torbido glamour che solo un thriller psicologico sa evocare. Questa sera, nella sezione Cannes Première, è stato proiettato “Karma” di Guillaume Canet, e sul red carpet l’attenzione si è polarizzata – come prevedibile – su Marion Cotillard. La protagonista femminile del film, legata da anni alla maison Chanel, ha optato per un custom dress che rompe con gli stereotipi dell’eleganza eterea tipica del festival: si tratta di un abito confezionato interamente in pelle nera, un azzardo rock che l’attrice francese ha reso sorprendentemente romantico. I loghi del brand, in metallo dorato, le brillano sui fianchi quasi fossero gioielli incastonati nella stoffa, mentre l’orlo sfrangiato – una cascata di liste sottili – dona movimento a una gonna larga che altrimenti sarebbe risultata austera. Una scelta, la sua, che non cerca la classica pagella da dieci, ma piuttosto una dichiarità d’intenti: la pelle nera come divisa per un personaggio ambiguo, forse vendicativo, di certo lontano dagli abiti da principessa che questo festival ha spesso celebrato.
E mentre Cotillard incantava con quel suo mix di rigore e ribellione, parallelamente un’altra storia di cinema prendeva forma sotto i riflettori. Quella di John Travolta, che ha scelto proprio Cannes 2026 per presentare l’anteprima mondiale del suo esordio alla regia, “Volo notturno per Los Angeles”. La sua presenza, però, non ha convinto appieno: se da un lato è vero che l’attore americano – ormai un habitué della Croisette – non manca mai di farsi notare, dall’altro il suo omaggio a Fellini (un cappello in testa, dichiaratamente ispirato al maestro) è sembrato più un esercizio di stile mal riuscito che un tributo. Il risultato, a giudicare dalle reazioni sul tappeto, ha ricordato più i tratti di Tolosa-Lautrec che la poetica felliniana. Un’incertezza estetica che si riflette anche nei voti assegnati dai cronisti di moda: per Travolta si parla di un 6 meno, o addirittura di un 5 per chi ha visto nel suo look qualcosa di vagamente grottesco.
Non è stata, però, una serata di sole incertezze. Simone Ashley, ad esempio, ha letteralmente rubato la scena a molti dei suoi colleghi più celebri: indossava un pezzo d’archivio di Alexander McQueen, un abito rosso rubino la cui potenza cromatica e la cui architettura sartoriale hanno lasciato senza fiato. Un 9 pieno, per lei, che ha dimostrato come la memoria della moda possa ancora competere con le novità delle passerelle. Accanto a lei, altre presenze hanno arricchito il quarto red carpet: Andie MacDowell, con la sua chioma grigia mossa dal vento della Croisette e indosso orecchini di diamanti Chopard – un marchio dal quale ha ricevuto anche l’omonimo Trophée – ha offerto un’immagine di naturale maturità che qui, a Cannes, resta ancora rara. Barbara Palvin, dal canto suo, ha portato una ventata di freschezza con il ciuffo a “farfalla”, uno dei beauty look più discussi e votati della serata, in una gallery di trucchi e acconciature che finalmente ha restituito al festival la sua vocazione internazionale.
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