Christa Pike, sospesa l'esecuzione in Tennessee: il consenso alla pena di morte scende, le condanne aumentano
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Redazione Esteri
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Una corte d'appello federale ha sospeso l'esecuzione di Christa Pike, 50 anni, a poche ore dall'iniezione letale prevista nel carcere di Nashville. La donna sarebbe stata la prima giustiziata in Tennessee da oltre duecento anni. I giudici del Sesto Circuito hanno deciso di concedere una breve sospensione per valutare i ricorsi presentati dalla difesa, che chiede di riesaminare il peso delle violenze subite da Pike durante l'infanzia al momento della condanna.
Il caso e le ragioni del blocco
Pike era stata condannata a morte nel 1996 per l'omicidio di Colleen Slemmer, una diciannovenne conosciuta durante un campo estivo a Knoxville. All'epoca dei fatti Pike aveva appena diciotto anni e agì insieme al fidanzato di allora, Tadaryl Shipp, che fu condannato al carcere a vita. La vicenda giudiziaria si è trascinata per quasi tre decenni, alimentando un dibattito sul trattamento riservato ai giovani autori di reati efferati e sulla rilevanza dei traumi infantili nelle valutazioni processuali.
La difesa sostiene che la giuria non abbia mai avuto accesso a informazioni cruciali sulle violenze subite da Pike, emerse solo in seguito, e che la donna soffra di disturbo bipolare e stress post-traumatico.
Un quadro nazionale in trasformazione
Il blocco dell'esecuzione di Pike arriva in un momento in cui il ricorso alla pena capitale negli Stati Uniti mostra segnali contrastanti. I dati del Death Penalty Information Center indicano che nel 2025 le esecuzioni sono state quarantasette, più del doppio della media annuale registrata durante la presidenza di Joe Biden, che aveva introdotto una moratoria federale e commutato trentasette condanne. L'amministrazione di Donald Trump ha ripreso le esecuzioni federali e ha ampliato i protocolli per includere metodi alternativi come la fucilazione.
La Florida, sotto la guida del governatore Ron DeSantis, ha concentrato quasi la metà delle esecuzioni nazionali, con diciannove condanne eseguite nel 2025 e quattordici nei primi mesi del 2026.
Il sostegno pubblico più basso da decenni
Nonostante l'aumento delle esecuzioni, il consenso dell'opinione pubblica americana verso la pena capitale continua a calare. Un sondaggio Gallup di ottobre 2025 rileva che solo il 52% degli intervistati si dichiara favorevole, il livello più basso mai registrato negli oltre cinquant'anni di rilevazioni. La percentuale di contrari ha raggiunto il 44%, il dato più alto dal 1966. Il calo è particolarmente marcato tra i più giovani: nella fascia d'età compresa tra i 18 e i 34 anni il sostegno scende al 41%, mentre tra gli over 55 rimane al 62%.
La frattura generazionale riflette un cambiamento culturale profondo, con le nuove generazioni sempre meno propense a considerare la pena di morte uno strumento legittimo di giustizia.
Il peso delle divisioni politiche
Le differenze di opinione seguono anche linee politiche nette. Tra gli elettori repubblicani il sostegno resta stabile all'81%, mentre tra i democratici è sceso al 32%, con un calo di ventiquattro punti percentuali rispetto al 2000. Gli indipendenti si attestano al 47%. Questo divario crescente contribuisce a rendere la pena capitale una questione sempre più polarizzata, con una minoranza di stati del Sud che concentra la quasi totalità delle esecuzioni, mentre altrove le giurie optano con frequenza crescente per l'ergastolo.
Il caso di Christa Pike, sospeso in attesa di una decisione definitiva, si inserisce in questa tensione tra una macchina giudiziaria che accelera e un elettorato che, soprattutto tra i più giovani, guarda alla pena di morte con crescente diffidenza.
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