Monica De Gennaro chiude con la Nazionale: finisce l'era di Moki
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Redazione Sport
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L’annuncio, che in molti attendevano dopo le ultime, grandi vittorie, ha ora un carattere di definitività, ponendo fine a un’epoca per la pallavolo italiana. Monica De Gennaro, la “Moki” che per quasi due decenni ha impersonato la grinta e la classe di una generazione straordinaria, ha ufficializzato l’addio alla maglia azzurra, chiudendo un rapporto simbiotico iniziato nel lontano 3 gennaio 2006. Quel giorno, a Roma, cominciava una storia che si sarebbe intrecciata con i successi più luminosi del volley nazionale, una carriera costellata di record e di trionfi che l’hanno resa, a buon diritto, un’icona del ruolo di libero a livello internazionale. La sua decisione, maturata nel silenzio delle riflessioni seguite all’apice della gloria, suona come un passaggio di consegne, un gesto di responsabilità verso un futuro che, senza di lei, dovrà trovare nuove coordinate.
Un palmarès sterminato e un addio annunciato
Il suo percorso in azzurro, che l’anagrafe di Piano di Sorrento e il cuore di Sant’Agnello hanno visto crescere, è un catalogo di successi che pochi atleti, in qualsiasi disciplina, possono vantare. Dalla prima affermazione importante, la World Cup del 2011, fino all’Eurovolley del 2021, “Moki” è stata la colonna sonora, fatta di tuffi spericolati e difese impossibili, di un ciclo vincente. Con la maglia della Nazionale ha sollevato, tra gli altri, ben tre trofei della Volleyball Nations League – nel 2022, nel 2024 e nel 2025 – ma sono le due ultime, sfolgoranti conquiste ad aver sigillato la sua leggenda: l’oro olimpico di Parigi 2024 e il titolo mondiale in Thailandia, ottenuto in una finale epica contro la Turchia. Queste vittorie, che rappresentano il culmine di un’esistenza spesa in campo, hanno anche segnato il momento più logico per un commiato, da lei stessa descritto come la “fine di una storia incredibile”.
Il peso del ruolo e la scelta di lasciare spazio
La sua figura, che andava ben oltre il mero rendimento atletico, è stata fondamentale per l’identità stessa della squadra; un punto di riferimento, qualcuno la definirebbe un’istituzione, il cui valore si misurava anche nella capacità di guidare le compagne nei momenti di maggiore pressione. La dichiarazione con cui ha motivato la sua scelta, “ora è giusto lasciare spazio ai nuovi talenti”, non è una semplice formula di cortesia, bensì la sintesi di una filosofia precisa. In essa risiede la consapevolezza che lo sport, per rigenerarsi, ha bisogno di dare fiducia a energie fresche, di aprire a nuove prospettive, anche quando questo significa rinunciare a un pilastro. La Federazione Italiana Pallavolo, dal canto suo, non ha fatto mancare un pubblico e sentito ringraziamento, celebrandola attraverso tutti i propri canali ufficiali e riconoscendo il debito contratto con una giocatrice che ha dato tutto per i colori nazionali.
Un’eredità tecnica e umana indelebile
Ciò che resta, al di là dei trofei e delle medaglie, è un’impronta tecnica inconfondibile, uno stile che ha fatto scuola e che rimarrà come modello per chi vorrà cimentarsi in quel ruolo così speciale e determinante. La sua capacità di lettura del gioco, unita a una dedizione assoluta, ha elevato l’arte della difesa a un livello superiore, dimostrando come l’efficacia possa coniugarsi con l’eleganza dei movimenti. Se ne va, dunque, non solo una campionessa, ma un pezzo di storia dello sport italiano, una di quelle atlete il cui nome è destinato a rimanere scolpito nella memoria collettiva, associato per sempre a un periodo di dominio assoluto e di emozioni irripetibili. Il suo cuore, come ha tenuto a sottolineare, “sarà sempre lì”, un’affermazione che suona come una promessa e, al tempo stesso, come il sigillo su un legame che nemmeno il ritiro potrà spezzare.




