Arresto in Marocco per Patrizio Forniti e Monica Montenero, finisce la latitanza
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Redazione Interno
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La fuga di Patrizio Forniti e Monica Montenero, che si era allontanata da Aprilia per sfuggire a un’ordinanza di custodia cautelare, si è interrotta in un appartamento di Casablanca, dove la Gendarmeria Reale marocchina ha eseguito l’arresto, ponendo fine a una latitanza che durava da quasi un anno. I due, ricercati dal tre luglio 2024 dopo non essersi presentati per scontare la misura detentiva, sono stati rintracciati mentre tentavano di condurre un’esistenza anonima in territorio nordafricano, lontano oltre duemila chilometri dalle proprie basi, sebbene fossero in possesso di documenti falsi che ne attestavano una differente identità. L’operazione, che ha richiesto una meticolosa cooperazione internazionale, segna un punto cruciale nell’inchiesta “Assedio”, la quale, coordinata dal Centro Operativo della Direzione Investigativa Antimafia di Roma, aveva già portato a numerosi provvedimenti restrittivi e allo scioglimento dell’amministrazione comunale di Aprilia per infiltrazioni di tipo mafioso.
La cattura e il contesto giudiziario
L’arresto dei due latitanti, avvenuto senza particolari resistenze, si inserisce in un quadro investigativo di ampio respiro, che vede Forniti indicato come una figura di spicco nell’ambito del clan a lui intitolato, un’organizzazione radicata nel territorio laziale e ritenuta responsabile di una serie di illeciti. L’ordinanza emessa dal Tribunale di Roma, la cui esecuzione era stata precedentemente elusa dalla coppia, rappresenta l’esito di un filone specifico dell’inchiesta, noto come “filone apriliano”, che ha coinvolto, con l’ausilio del Reparto territoriale dei Carabinieri, l’arresto di venticinque persone. L’azione della magistratura, la quale ha proceduto allo scioglimento del Comune di Aprilia, aveva creato un terreno sfavorevole per le attività del gruppo, spingendo alcuni dei suoi presunti componenti a cercare rifugio altrove.
Le modalità della latitanza
Patrizio Forniti e Monica Montenero, i quali avevano scelto il Marocco come approdo per la propria clandestinità, si servivano di passaporti svizzeri falsificati, strumenti che consentivano loro di muoversi con una certa libertà e di evitare, almeno temporaneamente, i controlli delle forze dell’ordine. La loro permanenza a Casablanca, sebbene condotta con discrezione, non è però sfuggita alle indagini condotte dalle autorità italiane in collaborazione con gli omologhi marocchini, i quali hanno messo in campo risorse investigative per localizzare i due ricercati. La latitanza, durata diversi mesi, dimostra come alcuni individui, i quali devono far fronte a pesanti accuse, cerchino di allestire rifugi in paesi lontani, confidando nell’anonimato e in documenti contraffatti per sottrarsi alla giustizia.
Le implicazioni dell’operazione
La cattura di Forniti e della Montenero non costituisce soltanto l’esecuzione di un provvedimento giudiziario, ma rappresenta un colpo significativo alla struttura operativa del clan, privandolo di un elemento considerato di vertice e della sua compagna, la quale lo accompagnava nella fuga. L’inchiesta “Assedio”, la quale ha svelato presunti legami tra la criminalità organizzata e l’apparato amministrativo locale, trova in questo arresto un tassello fondamentale per la ricostruzione degli eventi e per l’accertamento delle responsabilità penali. Le indagini, che proseguono per chiarire ogni aspetto delle accuse, si avvalgono di un’attività di intelligence e di scambio di informazioni a livello internazionale, elemento sempre più cruciale per contrastare la mobilità transnazionale dei ricercati.




