La latitanza di Giacomo Bozzoli: un mistero avvolto tra Italia, Svizzera e Marocco
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Redazione Interno
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Giacomo Bozzoli, un nome che risuona nelle cronache italiane per la sua latitanza. La storia di Bozzoli, condannato all'ergastolo per l'omicidio dello zio Mario, sembra uscita da un romanzo di Carlo Lucarelli. Ma è la realtà, una realtà avvolta nel mistero.
Il delitto e la condanna
Nell'ottobre del 2015, Mario Bozzoli fu trovato morto, gettato nel forno della fonderia di famiglia a Marcheno. I sospetti ricaddero su Giacomo, che dopo un'inchiesta durata circa tre anni e mezzo, fu condannato all'ergastolo. La sentenza fu confermata in Cassazione, ma Giacomo decise di darsi alla latitanza.
La fuga
Dopo la conferma della pena, Bozzoli pianificò la sua fuga. Prima della latitanza, trasferì i suoi risparmi in Svizzera. Da lì, si pensa che sia fuggito in Marocco, probabilmente via mare da Marbella, in Spagna. Tuttavia, gli investigatori non escludono la possibilità che possa aver raggiunto i paesi dell'Est.
La vita in latitanza
Bozzoli è in fuga da otto giorni. Nonostante la compagna e il figlio di 9 anni, che inizialmente erano fuggiti con lui, siano tornati a Soiano del Lago, in provincia di Brescia, lui non ha fatto ritorno in Italia. Le ricerche continuano senza sosta.
L'ultimo avvistamento
Secondo il Giornale di Brescia, Bozzoli sarebbe stato riconosciuto tra i clienti del resort Hard Rock di Marbella, nel sud della Spagna. La receptionist dell'albergo avrebbe visto Bozzoli il giorno prima dell'emissione della sentenza della Corte di Cassazione. Da allora, è scomparso. Gli inquirenti italiani, tramite rogatoria, hanno chiesto di accedere al sistema di videosorveglianza dell’albergo per verificare se era davvero lui.
La latitanza di Giacomo Bozzoli continua a essere un mistero. Le indagini sono in corso e la speranza è quella di far luce su questa intricata vicenda.




