Meta torna ai modelli aperti: rilasciato Muse Glimmer, in arrivo i pesi di Muse Spark 1.2. Zuckerberg: "La superintelligenza sia di tutti"

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Mark Zuckerberg ha deciso di riaprire una porta che Meta sembrava aver accostato, fino quasi a chiuderla. Il CEO del colosso tech che controlla Facebook, Instagram e WhatsApp ha presentato Muse Glimmer, un nuovo modello di intelligenza artificiale con pesi aperti, abbastanza piccolo da poter essere eseguito su un computer dotato di una singola GPU, e ha annunciato che Meta renderà presto disponibili i pesi di Muse Spark 1.2, una versione aggiornata del suo modello più potente.

L'annuncio, arrivato nella giornata di lunedì 10 agosto, segna un'inversione di rotta rispetto alla strategia recente dell'azienda, che dopo aver inizialmente puntato con forza sull'open source con la famiglia di modelli Llama aveva poi ritirato i cavalli, per così dire, concentrandosi su modelli chiusi come la serie Muse Spark.

Il ritorno al modello aperto: Muse Glimmer e Spark 1.2

A fare da apripista a questa nuova fase è Muse Glimmer, un modello di 30 miliardi di parametri rilasciato su Hugging Face con licenza Apache 2.0. Non si tratta di un gigante paragonabile ai modelli cloud più blasonati, ma di una soluzione pensata per l'esecuzione locale su dispositivi consumer, come un Mac o un PC dotato di una scheda grafica con almeno 24 GB di memoria.

Utilizzando tecniche di quantizzazione, Meta è riuscita a comprimere il modello a meno di 20 GB, rendendolo eseguibile su hardware alla portata di molti sviluppatori e piccole imprese. Glimmer è stato creato tramite distillazione da Muse Spark, il modello di punta di Meta, il che significa che ha ereditato le capacità di ragionamento del "maestro" in un formato più agile e performante per compiti specifici.

La sua architettura è ottimizzata per flussi di lavoro agentici locali, come la gestione di calendari, l'organizzazione di file, la stesura di messaggi e, in generale, per tutte quelle attività che richiedono un'esecuzione autonoma e multi-step senza la necessità di una connessione a Internet. E non è tutto: Zuckerberg ha promesso che nelle prossime settimane saranno resi pubblici anche i pesi di Muse Spark 1.2, il modello fondativo di ultima generazione, un segnale di apertura ben più significativo che riporterà Meta a competere ad armi pari con chi, nel settore, ha sempre sposato la filosofia dell'open source.

Il manifesto di Zuckerberg: una filosofia per la superintelligenza

Questi annunci, per quanto sostanziosi, non sono che il corollario di un'operazione più ampia e di respiro filosofico. Nello stesso giorno, Zuckerberg ha pubblicato una lunga lettera aperta, intitolata "The Future is for Everyone: The Path to a Positive AI Future", che è a tutti gli effetti un manifesto sulla direzione che, a suo avviso, dovrebbe prendere lo sviluppo dell'intelligenza artificiale.

Nel documento, il fondatore di Meta mette in guardia dal rischio che la superintelligenza, il futuro stadio evolutivo dell'AI, finisca per essere controllata da una manciata di attori, siano essi grandi aziende tecnologiche, governi o istituzioni. Secondo Zuckerberg, una concentrazione di questo tipo non solo sarebbe dannosa per l'equilibrio del potere globale, ma porterebbe "naturalmente a risultati meno favorevoli per tutti gli altri".

La sua proposta è quella di un'ampia distribuzione di questa tecnologia, un'infrastruttura che deve essere accessibile a tutti e posta al servizio dell'empowerment individuale: l'AI non deve essere uno strumento di controllo, ma una leva per aumentare la capacità delle persone di creare, inventare e risolvere problemi, agendo come contrappeso al potere delle grandi istituzioni.

Un cambio di rotta dopo la chiusura di Muse Spark

La scelta di riaprire i modelli è tanto più significativa se letta alla luce del percorso recente dell'azienda. Solo un anno fa, Meta aveva riorganizzato i propri sforzi nel campo dell'AI sotto la guida di Alexandr Wang, Chief AI Officer, abbandonando di fatto la strada maestra dell'open source che aveva caratterizzato l'era di Llama per concentrarsi su modelli proprietari come Muse Spark, destinati a clienti enterprise e offerti a pagamento.

Il ritorno sui propri passi, dunque, appare come un tentativo di riconquistare quella posizione di centralità nell'ecosistema open source che sembrava aver smarrito, in un momento in cui la concorrenza dei modelli cinesi, spesso più economici e performanti, si fa sempre più agguerrita.

La scelta di rilasciare un modello leggero come Glimmer, pensato per l'edge computing, risponde anche a una precisa domanda del mercato: molte aziende, specialmente quelle attente alla privacy e al controllo dei dati, cercano soluzioni che permettano di eseguire l'AI localmente, senza dover condividere informazioni sensibili con i server di terze parti.

Il futuro della regolamentazione e l'equilibrio dei poteri

Il manifesto di Zuckerberg, tuttavia, non si limita a una difesa dell'open source, ma tocca anche il delicato tema della regolamentazione. Da un lato, il CEO di Meta invoca una maggiore collaborazione tra i laboratori di frontiera e il governo americano, proponendo un meccanismo di revisione preventiva dei modelli più potenti per prevenire rischi per la sicurezza nazionale, un modello che si discosta dal periodo di revisione di 30 giorni proposto dall'amministrazione Trump, giudicato da Zuckerberg "un periodo di tempo fin troppo lungo".

Dall'altro lato, si oppone fermamente a qualsiasi restrizione che possa frenare lo sviluppo, difendendo la pratica della distillazione come un principio fondamentale per l'innovazione e per la competitività degli Stati Uniti.

Per accompagnare questa nuova strategia, Meta ha inoltre annunciato la creazione di un "Future Is For Everyone Fund" da un miliardo di dollari per sostenere le comunità che ospitano i suoi data center, e l'adozione di una nuova struttura di governance interna che affiderà al consiglio di amministrazione il compito di valutare la sicurezza dei modelli prima del loro rilascio.

Con questa mossa, Meta non si limita a lanciare un nuovo prodotto, ma cerca di ridefinire le regole del gioco, cercando di proporsi come l'alternativa "buona" e aperta a un futuro dominato da pochi, potenti attori chiusi. Un azzardo che, per essere vinto, dovrà però superare lo scetticismo di chi vede in queste mosse più una necessità strategica che una reale vocazione filantropica.

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