Caccia all'arma nel caso Hekuran, ucciso dopo una serata a Perugia
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Redazione Interno
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La ricerca dell'arma del delitto, un coltello che ha stroncato la vita di Hekuran Cumani, rappresenta il nodo cruciale attorno al quale ruotano le indagini della squadra mobile di Perugia. Il ventitreenne di Fabriano è morto, nell'alba di sabato 18 ottobre, in un parcheggio della zona universitaria, colpito al petto dopo una lite scoppiata in seguito a una serata trascorsa in un locale della zona. Gli investigatori, che hanno lavorato senza sosta per ricostruire la dinamica di una notte finita in tragedia, devono fare i conti con un mosaico di versioni, a volte contraddittorie, fornite dai molti giovani ascoltati in questura.
I primi indagati e il muro del silenzio
Alcuni di coloro che sono stati sentiti con le garanzie difensive, per lo più amici e conoscenti della vittima e di altri giovani coinvolti nella rissa, sono oggi indagati, a vario titolo, per reati come lesioni, minacce aggravate e porto abusivo di armi bianche. Le accuse, che emergono dal contesto generale della colluttazione, non significano però che a loro carico sia stata ipotizzata l'omicidio. Le indagini, complesse, procedono infatti su un doppio binario: da un lato si cerca di individuare con assoluta certezza la mano che ha vibrato il colpo mortale, dall'altro si ricostruisce l'intera sequenza di eventi che ha portato allo scontro, punendo tutti i comportamenti illeciti emersi.
Il sospetto e le origini della lite
Secondo quanto trapelato dagli ambienti investigativi, gli inquirenti avrebbero concentrato i sospetti su un giovane di ventiquattro anni, residente a Perugia e di famiglia tunisina, ritenuto parte di un gruppo distinto da quello in cui si trovava Hekuran. La ricostruzione, che deve ancora trovare piena conferma probatoria, indica che la lite sia scoppiata per motivi banali tra i due gruppi, degenerando rapidamente in un'aggressione collettiva durante la quale sarebbe stata inferta la pugnalata fatale. Molti di quelli che erano con il sospettato, però, non forniscono agli agenti versioni chiare, creando una zona d'ombra che rende più difficile il lavoro della magistratura.
Il dolore di una famiglia e il ricordo di Hekuran
Mentre le indagini vanno avanti, la famiglia di Hekuran, originaria di Fabriano, è stata travolta da un "dolore profondo e incolmabile". I genitori, attraverso un messaggio, hanno ricordato il figlio come un "dono prezioso", cresciuto "con dedizione e sacrificio", un "raggio di sole" la cui memoria resta per loro un "tesoro da custodire". Le loro parole, che descrivono un affetto senza confini, dipingono il ritratto di un ragazzo amato, la cui vita è stata spezzata in un attimo di violenza del quale, nonostante gli sforzi delle forze dell'ordine, non si è ancora trovata la prova materiale decisiva per chiudere il caso.




