25 aprile a Roma, la memoria divisa tra cortei e lo Shabbat che ferma la comunità ebraica
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Redazione Interno
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La capitale si prepara a celebrare l’81esimo anniversario della Liberazione dal nazifascismo con un dispositivo di sicurezza massima, sebbene non si registrino allarmi specifici per la giornata di sabato 25 aprile. Le cronache degli ultimi anni, quelle del 2024 e del 2025 in particolare, hanno insegnato che la concomitanza di manifestazioni tra movimenti antagonisti, attivisti pro Palestina e la presenza della Brigata ebraica a Porta San Paolo ha rappresentato un cocktail esplosivo di tensioni, ragion per cui le forze dell’ordine tengono alta la guardia. Quest’anno, tuttavia, si verifica una coincidenza che modifica profondamente il quadro delle iniziative: il 25 aprile cade di sabato, ossia durante lo Shabbat, e come ha tenuto a precisare nei giorni scorsi il presidente della comunità ebraica Victor Fadlun, non saranno organizzate iniziative ufficiali. Una scelta, la sua, che non vuole essere un’assenza, ma un richiamo a sottrarsi al “rumore delle piazze” per restituire alla ricorrenza un significato autentico.
Mattarella e le istituzioni tra altare della patria e fosse ardeatine
Il primo appuntamento istituzionale, come da tradizione, avrà luogo all’Altare della Patria dove il presidente della Repubblica Sergio Mattarella deporrà una corona d’alloro al sacello del Milite Ignoto. Una cerimonia solenne, quella in programma nella mattinata di domani, che vedrà la partecipazione della premier Giorgia Meloni, del sindaco di Roma Roberto Gualtieri e del presidente della Regione Lazio Francesco Rocca. Piazza Venezia sarà blindata fin dalle prime ore dell’alba – nello specifico a partire dalle 7.30 – con la rimodulazione di ben 28 linee di autobus per far fronte alla chiusura al traffico dell’area. A suggellare il programma istituzionale, dopo l’omaggio al Milite Ignoto, il capo dello Stato si recherà alle Fosse Ardeatine, teatro di uno degli eccidi più brutali della seconda guerra mondiale, prima di raggiungere le Marche, e più precisamente San Severino, città decorata con la medaglia d’oro al merito civile per aver ospitato e protetto centinaia di sfollati, tra cui il medico ebreo romano Mosé Di Segni, padre dell’attuale rabbino capo di Roma.
Le due capitali della protesta: San Paolo e Centocelle
Se il centro istituzionale rappresenta la faccia ufficiale della ricorrenza, la vera anima della Festa della Liberazione a Roma si riverserà lungo due direttrici opposte ma ideologicamente contigue. Da un lato, l’Anpi organizzerà il corteo tradizionale che prenderà le mosse da Porta San Paolo per snodarsi tra via Ostiense, piazza Albini e viale Giustiniano Imperatore fino al parco Schuster, dove sono attese oltre 5mila persone pronte ad ascoltare i comizi dal palco. Dall’altro lato, i centri sociali e i movimenti antagonisti si daranno appuntamento a Centocelle, con un percorso che da piazza delle Camelie (dove verrà installato un monumento dedicato alla resistenza palestinese) si inoltrerà nel quartiere passando per piazza dei Mirti e via dei Gelsi. Erano circa 5mila i partecipanti previsti dagli organizzatori per entrambe le manifestazioni, anche se il numero potrebbe facilmente lievitare se si considera la partecipazione di collettivi studenteschi come Cambiare Rotta e Osa, che hanno deciso di convergere sulle stesse strade portando con sé striscioni in solidarietà con Cuba e striscioni per la “Palestina libera”. Una fusione, quella tra memoria partigiana e cause internazionali, che già in passato ha generato frizioni, in particolare con la comunità ebraica che lamenta una deriva capace di “svuotare” il valore storico della Resistenza.
Tensione alla vigilia e il caso di Ostia
La giornata di ieri ha però già fornito un assaggio della conflittualità latente che caratterizza questo anniversario. A Ostia, fuori da due istituti superiori, si è consumato un sit-in di estrema destra – riconducibile a Gioventù Nazionale e Casapound – che ha esposto una croce celtica in opposizione al corteo studentesco organizzato alla vigilia del 25 aprile. Un gesto, quello dei militanti, che l’Anpi territoriale e la Cgil hanno prontamente condannato come “incompatibile con i valori democratici”, sottolineando come la scuola debba restare un luogo di confronto e non un teatro di “intimidazioni o esibizioni simboliche che richiamano ideologie autoritarie”. Gli studenti, circa una cinquantina tra ragazzi del Labriola e dell’Anco Marzio, avevano comunque già sfilato a loro volta, riempiendo le strade di cori antifascisti prima di tenere un’assemblea pubblica a cui hanno preso parte anche alcuni docenti e rappresentanti dell’Anpi. Non si segnalano invece iniziative ufficiali della Comunità ebraica per la giornata di domani, lasciando così il campo – in questa ricorrenza che coincide con il giorno sacro del riposo – al silenzio meditativo proposto dal presidente Fadlun.




