Pragmata, il successo inaspettato di Capcom e il tocco di leggenda di Shoji Kawamori

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Non capita spesso, in un panorama videoludico ormai saturo di sequel e remake, che una nuova proprietà intellettuale riesca a imporsi con una forza tale da lasciare il segno già nei primi giorni dal lancio. Eppure, è proprio ciò che è accaduto con Pragmata, l’action-adventure fantascientifico di Capcom che, in meno di 48 ore dalla sua disponibilità sugli scaffali e sugli store digitali, ha già superato la ragguardevole soglia del milione di copie vendute. Un risultato, questo, che assume un peso specifico ancora maggiore se si considera la natura ibrida del titolo: un’opera che non poteva contare sul traino di un brand consolidato, ma che ha dovuto costruirsi un pubblico facendo affidamento esclusivamente sulla qualità della propria proposta e sul passaparola generato da un’accoglienza critica a dir poco entusiasta.

L’abbraccio della critica e il favore del pubblico

A certificare il valore dell’opera ci hanno pensato, innanzitutto, i numeri aggregati sul noto sito Metacritic, dove il titolo oscilla tra l’86 e l’88 a seconda della piattaforma presa in esame, un punteggio che colloca Pragmata tra le eccellenze dell’anno. Ancora più eclatante, se possibile, è il responso proveniente dalla comunità di Steam, dove la stragrande maggioranza degli utenti ha premiato l’esperienza con un 97% di valutazioni positive, etichettate dalla piattaforma come “Estremamente Positive”. Un dato che riflette la riuscita di un azzardo coraggioso da parte della software house nipponica: mescolare un sistema di combattimento in terza persona dalla cadenza classica con una serie di meccaniche di hacking in tempo reale, affidate alla giovane androide Diana, che hanno conferito al gameplay una stratificazione inaspettatamente profonda e divertente.

Shoji Kawamori, il maestro che ha plasmato il futuro

Dietro la riuscita estetica e narrativa di questo mondo di ghiaccio, tecnologia e solitudine lunare, si cela però la mano di un vero e proprio gigante dell’animazione giapponese. Capcom ha recentemente svelato il contributo decisivo di Shoji Kawamori, una leggenda vivente il cui curriculum – è il caso di dirlo – parte da lontano, dalle tavole di Star Blazers e Capitan Harlock, per poi esplodere con la creazione di Macross, di cui è considerato uno dei principali architetti. Kawamori, che ha iniziato a collaborare con lo studio giapponese in qualità di supervisore per la costruzione dell’ambientazione e del worldbuilding, ha portato in dote al progetto quella straordinaria credibilità visiva che solo chi ha contribuito a inventare il concetto moderno di “mecha design” poteva garantire. L’obiettivo dichiarato dal maestro era quello di evocare l’atmosfera tipica della fantascienza d’animazione, mescolando la concretezza di un dramma di fuga ambientato sulla superficie lunare con quella vena malinconica e nostalgica che contraddistingue le sue opere migliori.

Dalla visione alla realtà: un’estetica certificata

Il coinvolgimento di Kawamori non è stato meramente ornamentale; lo stesso team di sviluppo di Capcom, attraverso il proprio account ufficiale, ha tenuto a ringraziarlo pubblicamente, sottolineando come “il realismo e la credibilità delle scene ambientate nello spazio siano stati resi possibili soltanto grazie alla profonda competenza del Direttore Kawamori”. Un riconoscimento che testimonia quanto l’eredità creativa di chi ha disegnato i trasformabili per Diaclone (dando poi vita ai Transformers che conosciamo) abbia influenzato la coerenza interna di Pragmata, rendendolo molto più di un semplice videogioco d’azione, ma un piccolo gioiello di coesione stilistica in un’epoca in cui l’omologazione grafica è spesso all’ordine del giorno.

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