La Lazio e il conflitto aperto tra Sarri e Lotito: veleni incrociati sul mercato e sulla gestione della squadra
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Redazione Sport
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Il clima intorno alla Lazio, e in particolare nel rapporto tra il presidente Claudio Lotito e l’allenatore Maurizio Sarri, si è fatto talmente incandescente da trasformare una semifinale di Coppa Italia in un semplice pretesto per un regolamento di conti a distanza. La partita dell'Olimpico contro l'Atalanta, finita due a due con tutti i crismi dell'incertezza in vista del ritorno, ha finito per passare in secondo piano rispetto alle dichiarazioni che ne sono scaturite, dichiarazioni che dipingono un quadro di fratture profonde all'interno della società biancoceleste. Il dato più evidente, e che ha fatto da cornice a questo malessere, è stato l’Olimpico deserto, con i tifosi riuniti all’esterno in segno di protesta: una contestazione pacifica ma rumorosa nel suo silenzio, che ha voluto mandare un messaggio inequivocabile alla dirigenza.
Nel post-partita, Maurizio Sarri è apparso combattivo, quasi volesse utilizzare la sala stampa per ribattere punto su punto alle voci che gli attribuivano responsabilità e intromissioni. Il nocciolo della discordia, come spesso accade nei club di proprietà, riguarda il mercato e la gestione tecnica. Una recente telefonata di Claudio Lotito, intercettata e diffusa, aveva alimentato le polemiche: in quella conversazione con un tifoso, il patron laziale lamentava che Sarri avesse bloccato le cessioni di alcuni giocatori, tra cui Noslin e Belahyane, salvo poi non impiegarli con regolarità. La replica del tecnico toscano non si è fatta attendere, ed è stata tagliente: “Il presidente ha detto che il mercato lo fa lui e poi io blocco le cessioni? Non ne sapevo niente”. Una frase, questa, che scarica qualsiasi responsabilità sulla società, sottolineando come Sarri si sia defilato dalle dinamiche di mercato già a gennaio, quando la dirigenza avrebbe rivendicato la totale autonomia nelle trattative.
Le scelte tattiche e la gestione dei giocatori al centro della bufera
Oltre alle dinamiche relative al calciomercato, un altro fronte caldo riguarda l’utilizzo di alcuni calciatori, in particolare di Daniel Maldini. Nella stessa telefonata, Lotito aveva criticato aspramente la decisione di impiegare il giovane offensivo come centravanti, quando a suo avviso era stato acquistato per agire da esterno sinistro. Un’ingerenza pesante, quella del presidente, nelle questioni squisitamente tattiche. Sarri, nella conferenza stampa successiva al match con l'Atalanta, ha voluto ristabilire con chiarezza i ruoli, rispondendo con una punta di ironia ma anche con fermezza: “Peccato che l’allenatore sono io e decido io dove farlo giocare. È un trequartista che giocava sul centro-sinistra, noi non abbiamo quel ruolo e io ho sempre giocato con un attaccante atipico”. Una dichiarazione che non lascia spazio a interpretazioni e che ribadisce come le scelte di formazione spettino esclusivamente a lui.
La situazione si complica ulteriormente se si guarda alla gestione dei contratti e al futuro di una rosa che vede ben dodici giocatori in scadenza tra il 2026 e il 2027. Interrogato sull’argomento, Sarri è stato piuttosto evasivo, limitandosi a dichiarare che “bisognerebbe chiedere alla società” e che non gli risultano trattative in corso. Una presa di distanza netta, quasi a voler sottolineare che le sue competenze si fermano al rettangolo verde. Tuttavia, ha voluto lanciare un messaggio sulla qualità della rosa a disposizione, affermando che ci sono giocatori con “ampi margini di crescita”, un’indicazione indiretta su come lui veda il progetto tecnico indipendentemente dalle dinamiche dirigenziali.
Lo sfogo di Lotito e l’escalation verbale fuori dalle istituzioni
A gettare ulteriore benzina sul fuoco ci ha pensato lo stesso Claudio Lotito, che, entrando alla Camera dei deputati per un’audizione, non ha retto alle domande dei cronisti. Alla fatidica richiesta su quando sarebbe finito il “periodo nero” della Lazio, il senatore di Forza Italia ha risposto con un’uscita secca e stizzita: “Quando finirà la gente come te che va girando”. Un’esternazione che ha fatto il giro dei social e che è apparsa come la manifestazione di un nervosismo difficile da celare, in un momento in cui le critiche piovono da ogni fronte. Il riferimento alla “gente come te” è apparso come una generalizzazione, un modo per liquidare in tronco non solo quel singolo giornalista ma, forse, l’intero coro di voci critiche che da settimane accompagnano la squadra.
La concomitanza di questi eventi – la protesta degli ultras, le frecciate di Sarri in conferenza, la replica piccata di Lotito fuori dal Parlamento – delinea una situazione di stallo. Da un lato un allenatore che rivendica la propria autonomia tecnica e che sembra ormai remare in direzione ostinata e contraria rispetto alle logiche del club; dall’altro un presidente accentratore, abituato a gestire ogni aspetto della società, che non tollera che le sue scelte vengano messe in discussione o, peggio, che gli venga attribuita la colpa di un malcontento generale. L’escalation verbale, insomma, sembra aver ormai superato il confine della semplice dialettica tra dirigente e tecnico, per sfociare in un conflitto personale che rischia di avvelenare l’ambiente proprio nel momento clou della stagione, con la qualificazione alla finale ancora tutta da giocare.




