Lombardia, il primo caso europeo di aviaria H9N2: il paziente è ricoverato a Monza

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Redazione Salute Redazione Salute   -   È stato identificato in Lombardia, e più precisamente nell’hinterland monzese, il primo caso umano in Europa di influenza aviaria da virus A(H9N2). Un evento, questo, che rappresenta un passaggio epidemiologico significativo per il vecchio continente ma che, almeno sulla base delle valutazioni espresse finora dalle autorità sanitarie, non modifica il quadro generale del rischio per la salute pubblica. Il paziente, una persona definita “fragile” proprio a causa di alcune patologie pregresse, sarebbe rientrato da un paese africano dove molto probabilmente è avvenuto il contagio, prima di essere ricoverato presso l’ospedale San Gerardo di Monza.

Un virus a bassa patogenicità e l’assenza di trasmissione interumana

La caratteristica che maggiormente ridimensiona la portata di questo episodio riguarda la natura stessa del virus isolato. Il sottotipo H9N2, a differenza di altri ceppi di origine aviaria che hanno destato maggiore preoccupazione in passato, è noto per la sua bassa patogenicità: ciò significa, in termini pratici, che la sua capacità di provocare forme gravi di malattia negli esseri umani è statisticamente limitata. A fornire ulteriori elementi di contestualizzazione è stata anche la divulgatrice scientifica Roberta Villa, la quale, pur con la consueta attenzione ai temi della salute pubblica, ha inteso immediatamente sdrammatizzare il rischio, sottolineando come non vi siano elementi per parlare di una nuova emergenza pandemica. Dal canto loro, il Ministero della Salute e l’Istituto Superiore di Sanità hanno confermato che non esiste, ad oggi, alcuna evidenza di trasmissione del virus da persona a persona, un elemento dirimente che interrompe sul nascere qualsiasi catena di contagio all’interno della popolazione.

La macchina della prevenzione e il tracciamento dei contatti

L’attenzione ora è focalizzata sulla robustezza del sistema di sorveglianza epidemiologica che ha permesso di intercettare il caso. L’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Guido Bertolaso, ha definito l’operazione come una sorta di “prova tangibile” dell’efficienza del sistema di prevenzione locale, capace di identificare tempestivamente un’infezione rara al suo arrivo sullo scalo di Malpensa. Le procedure ordinarie di sicurezza sono scattate immediatamente: è stato attivato il tracciamento dei contatti stretti del paziente, compresi i passeggeri del volo sul quale viaggiava e le poche persone incontrate al suo arrivo. Tutti i soggetti sottoposti a screening sono risultati negativi, circostanza che, se da un lato conferma l’assenza di focolai secondari, dall’altro certifica il corretto funzionamento dei protocolli di sicurezza in vigore negli hub internazionali e nelle strutture ospedaliere.

Il contesto epidemiologico globale e il monitoraggio costante

Sebbene il caso in sé venga classificato come sporadico e importato, il suo verificarsi in Italia rappresenta un campanello d’allarme che gli enti di vigilanza, a partire dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), non intendono ignorare. L’A(H9N2) è un virus che circola prevalentemente nel continente asiatico e in alcune aree dell’Africa, dove il contatto diretto con pollame infetto o ambienti contaminati rappresenta la principale via di trasmissione. Le autorità sanitarie internazionali mantengono costante il monitoraggio dell’evoluzione di questi agenti patogeni, considerato che ogni infezione umana, per quanto lieve e isolata, offre al virus la possibilità di tentare un adattamento genetico alla specie umana. Per il momento, però, il rischio per la popolazione generale è valutato come molto basso e circoscritto esclusivamente agli operatori del settore avicolo che potenzialmente entrino in contatto con animali infetti.

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