Trapianti, al Niguarda di Milano il primo doppio intervento di rene e pancreas interamente robotico
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Redazione Salute
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La lunga attesa, cominciata nel 2021 a causa di una grave forma di diabete che richiedeva un nuovo pancreas e proseguita dal 2024 con l’aggravarsi di un’insufficienza renale cronica che lo costringeva alla dialisi e alla ricerca di un rene compatibile, si è conclusa il 10 dicembre scorso per un paziente di circa cinquant’anni. L’uomo, le cui giornate erano segnate dalla malattia e dalla macchina per la depurazione del sangue, è stato sottoposto a un doppio trapianto combinato presso l’Ospedale Niguarda di Milano, un intervento che per la prima volta in Italia è stato eseguito interamente con tecniche robotiche. A guidare la complessa operazione, Stefano Di Sandro, neo direttore della Chirurgia Epatica e dei Trapianti di Fegato e Rene del nosocomio milanese, il quale, insieme alla sua équipe, ha impiantato entrambi gli organi senza mai ricorrere alla chirurgia tradizionale aperta, segnando un netto distacco rispetto al passato.
Il ricorso alla tecnologia robotica, che consente di operare con incisioni minime e una precisione altrimenti irraggiungibile, non è stato casuale ma dettato dalla necessità di ridurre i rischi intrinseci a una procedura di tale portata. Il trapianto di pancreas, in particolare, è noto per presentare un tasso di complicanze vascolari più elevato rispetto ad altri organi solidi; da qui la decisione del professor Di Sandro di adottare un approccio puramente robotico, superando i limiti delle tecniche ibride già sperimentate in passato, come avvenuto anni fa a Pisa dove il robot venne affiancato a manovre tradizionali più invasive. I vantaggi per il ricevente, una volta superata la fase critica dell’intervento, sono evidenti e si traducono in cicatrici di pochi millimetri, una degenza ospedaliera più rapida e una riduzione degli effetti avversi post-operatori, elementi che hanno contribuito al suo ritorno a una vita attiva, libero dalla dialisi e dalla necessità di insulina.
Un mese da record per la chirurgia dei trapianti
L’intervento record, che ha visto il paziente lasciare l’ospedale con i nuovi organi perfettamente funzionanti, si inserisce in un contesto di attività frenetica per il reparto diretto da Di Sandro. Il chirurgo, entrato in servizio il primo dicembre, nel giro di poche settimane ha eseguito, coadiuvato dal suo team, ben trentuno trapianti, suddivisi in sedici di fegato e quattordici di rene, al ritmo di uno al giorno comprese le festività. Numeri impressionanti, questi, che collocano la struttura milanese ai vertici nazionali e internazionali, confermati anche dalla recente classifica dei “World Best Hospitals 2026” di Newsweek-Statista, che ha riconosciuto il Niguarda come primo ospedale pubblico d’Italia e tra i primi cinquanta nel mondo. Molti di questi interventi, resi possibili da una piattaforma robotica dedicata ventiquattr’ore su ventiquattro, sono stati condotti con lo stesso approccio mininvasivo, a dimostrazione di una precisa volontà di innovazione e di investimento su tecnologie in grado di migliorare l’esito clinico e la qualità della vita dei pazienti.
La sinergia tra professionisti e la complessità dell’operazione
Alle spalle del successo del trapianto combinato, però, non c’è solo l’abilità del chirurgo e la sofisticazione della macchina, ma una macchina organizzativa complessa che ha richiesto la collaborazione sinergica tra decine di professionisti. La preparazione e la riuscita dell’operazione sono state possibili grazie al lavoro integrato di Enrico Minetti, direttore della Nefrologia, di Federico Bertuzzi, direttore della Diabetologia, e di Gianpaola Monti, direttrice dell’Anestesia e Rianimazione 2, senza dimenticare l’apporto costante dello staff tecnico e infermieristico che ha seguito il paziente in ogni fase, dalla sala operatoria fino alla convalescenza. Di Sandro ha sottolineato come la complessità dei trapianti di organi solidi derivi non solo dalle condizioni critiche dei riceventi, ma anche dall’estrema difficoltà delle fasi di impianto e ricostruzione, snodi cruciali per l’efficacia a breve e lungo termine della cura, e in questo caso la squadra ha funzionato con precisione.




