Xbox, la nuova amministratore delegato Asha Sharma punta ad abbassare i prezzi del Game Pass

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Il colosso di Redmond si trova a navigare in acque insospettabilmente agitate da quando, all’inizio del 2026, la guida di Microsoft Gaming è passata nelle mani di Asha Sharma, figura proveniente dal settore dell’intelligenza artificiale e succeduta a Phil Spencer dopo un’era durata oltre un decennio. Le settimane successive al suo insediamento, segnate da un’intensa attività durante il Game Developers Conference di San Francisco, hanno cominciato a delineare una strategia che – almeno stando alle indiscrezioni filtrate – sembra voler ribaltare una delle tendenze più impopolari degli ultimi anni, ovvero la continua lievitazione dei costi per accedere al catalogo di Xbox Game Pass.

Una strategia che punta sull’accessibilità

Secondo quanto riportato da un approfondimento di The Information, che ha raccolto le testimonianze di diverse fonti vicine alla nuova dirigenza, Sharma avrebbe iniziato a sondare il terreno per una revisione sostanziale dei piani di abbonamento. L’obiettivo, emerso anche dagli incontri con sviluppatori indipendenti e publisher di alto profilo durante il GDC, sarebbe quello di rendere l’intero ecosistema Xbox – console incluse – più appetibile per una platea più ampia di utenti, introducendo nuovi tier economici che si discostano radicalmente dalla strategia difensiva degli ultimi anni, caratterizzata da una serie di rincari. Greg Peters, co-CEO di Netflix, avrebbe confermato di aver incontrato più volte Sharma, accennando a idee relative a possibili bundle condivisi tra i due servizi in abbonamento, un’alleanza che potrebbe rivelarsi cruciale per alleggerire il peso economico a carico dei consumatori.

La difficile eredità dei rincari passati

La riflessione su un abbassamento dei prezzi arriva al termine di un ciclo opposto, che ha visto Microsoft alzare il costo di console e accessori in più riprese nel corso del 2025, fino a raggiungere il picco di ottobre quando il prezzo di Game Pass Ultimate è stato praticamente raddoppiato, fissandosi a 30 dollari al mese. Un contesto che ha inevitabilmente frenato la crescita della base utenti del livello più alto del servizio, nonostante l’offerta rimanga tecnicamente molto solida come dimostra la selezione di giochi prevista per la fine di marzo – che include titoli del calibro di *Like a Dragon: Infinite Wealth* e il roguelike *Absolum* – e nonostante l’espansione del catalogo con produzioni interne che però, al momento, non hanno ancora sortito l’effetto dirompente sperato. Sharma, consapevole delle critiche ricevute per la sua provenienza non direttamente legata al mondo videoludico, avrebbe dunque scelto di muoversi con pragmatismo, cercando di rassicurare gli sviluppatori sul fatto che la sua gestione non fosse destinata a ridimensionare il business ma piuttosto a espanderlo.

Possibili compromessi tra costi e contenuti

L’introduzione di un abbonamento a prezzo ridotto, però, difficilmente potrà prescindere da una qualche forma di compromesso per sostenere i margini economici; tra le ipotesi circolate con maggiore insistenza, sebbene non confermate ufficialmente, vi è l’inserimento di una formula supportata da pubblicità, uno scenario già emerso in passato e che potrebbe riguardare specificamente la versione cloud del servizio. La pressione esercitata anche dall’incertezza legata ai dazi sulle tecnologie rende infatti urgente trovare soluzioni che non scarichino tutto il peso dei costi sugli utenti finali, mentre il confronto con il principale competitor, Sony, si fa sempre più asimmetrico: se quest’ultima sembra orientata a mantenere stabili i prezzi delle console alzando quelli degli abbonamenti, Microsoft sembra invece intenzionata a percorrere la strada inversa, puntando a rendere il Game Pass un veicolo di espansione più aggressivo.

Il confronto con gli sviluppatori e i nuovi modelli di business

Rimane da capire come questi nuovi tier economici si andranno a posizionare rispetto all’attuale offerta, che parte dal piano Essential da 10 dollari – limitato a una cinquantina di giochi e privo dei grandi day one – per arrivare fino al Premium da 15 dollari e all’Ultimate da 30. Durante gli incontri di San Francisco, Sharma avrebbe chiesto direttamente agli sviluppatori indie quali incentivi potrebbero convincerli a sostenere il servizio in questa nuova fase, suggerendo che l’evoluzione non riguarderà solo il prezzo ma anche la struttura delle partnership commerciali. L’obiettivo, in definitiva, è quello di restituire slancio a un servizio che, dopo anni di aumenti difensivi legati al raggiungimento di target economici, potrebbe ora tornare a essere un volano per la crescita, anche a costo di rivedere profondamente il modello che lo ha reso celebre.

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