Sanità, nel 2025 le dimissioni dei medici superano i pensionamenti: 3.767 addii volontari

Sanità, nel 2025 le dimissioni dei medici superano i pensionamenti: 3.767 addii volontari
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Redazione Interno Redazione Interno   -   Per la prima volta nel decennio 2015-2025, i medici ospedalieri che hanno lasciato il Servizio sanitario nazionale di loro volontà sono stati più numerosi di quelli andati in quiescenza per raggiunti limiti di età. Il sorpasso, certificato dall’analisi del Centro Studi Anaao Assomed, segna una inversione di tendenza senza precedenti: nel 2025 si sono registrate 3.767 dimissioni volontarie contro 2.876 pensionamenti.

Un’impennata del 150% in dodici mesi

Il dato che pesa come un macigno sugli equilibri degli ospedali italiani è l’aumento vertiginoso delle uscite volontarie rispetto all’anno precedente. Nel 2024 le dimissioni erano state 1.503; dodici mesi dopo sono schizzate a 3.767, con una crescita del 150% che non trova eguali nel periodo considerato. Per rendere l’idea della portata del fenomeno, si consideri che le dimissioni hanno toccato quota 3,5% del totale dei medici in servizio: nemmeno nei mesi più drammatici della pandemia si era raggiunta una soglia simile.

Le ragioni di un esodo che svuota i reparti

A spiegare le cause della fuga è il segretario nazionale di Anaao Assomed, Pierino Di Silverio, che non usa mezzi termini per descrivere la situazione. «Non si tratta di una fisiologica mobilità professionale ma di un vero e proprio esodo, guidato da turni massacranti, stipendi non allineati all’Europa, condizioni di lavoro al limite del burnout, carichi burocratici insostenibili e aggressioni nei reparti».

A lasciare il pubblico non sono i professionisti a fine carriera: l’età media di chi si dimette si aggira intorno ai 48 anni, a riprova che il fenomeno colpisce medici nel pieno della maturità clinica.

Il divario territoriale e la vasca senza tappo

L’esodo non è distribuito uniformemente lungo la penisola. In dodici regioni su venti le dimissioni hanno superato i pensionamenti; le situazioni più critiche si registrano in Lazio, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia e Sardegna, dove il numero dei dimissionari è da 2,4 a 3,3 volte quello dei pensionati. Il Friuli Venezia Giulia, in particolare, ha visto 88 medici lasciare volontariamente il servizio contro 37 pensionamenti, con un rapporto di 2,4 a uno.

Il segretario Anaao sintetizza la paradossalità della condizione con un’immagine efficace: «Nel 2025, per ogni 100 medici assunti a tempo indeterminato, ben 43 si sono dimessi, riempiendo di fatto una vasca senza tappo». Il ricambio generazionale, pure avviato, non basta a compensare le uscite.

Un ricambio che non colma il vuoto

L’indagine mette in luce anche segnali positivi sul fronte anagrafico. Tra il 2015 e il 2024 l’età media dei medici ospedalieri è diminuita di due anni e sette mesi per gli uomini e di due anni e quattro mesi per le donne; la consistenza complessiva degli organici è cresciuta del 2,7%, passando da 105.380 a 108.243 unità. Un contributo significativo è arrivato dal Decreto Calabria che, tra il 2019 e il 2025, ha consentito l’ingresso nel sistema di quasi diecimila giovani medici, coprendo fino al 43% delle assunzioni a tempo determinato.

Il Mezzogiorno, tuttavia, continua a pagare il prezzo più alto: nell’ultimo decennio il Centro-Nord ha guadagnato 4.029 medici, mentre il Sud ne ha persi 1.166.

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