Trump e Zelensky rompono il silenzio: colloqui a Ginevra e l’ipotesi di un vertice con Mosca
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Redazione Esteri
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Il quinto anno di guerra si apre all’insegna di una rinnovata, sebbene complessa, dialettica diplomatica. Ventiquattr’ore dopo il quarto anniversario dell’invasione russa, un anniversario che era stato caratterizzato da un silenzio che molti osservatori avevano notato, Donald Trump ha contattato Volodymyr Zelensky. Una telefonata, quella tra i due presidenti, della durata di circa mezz’ora, che ha di fatto rotto gli indugi e preparato il terreno per la tornata di negoziati che si tiene oggi, a Ginevra -5. Alla conversazione, rivelata inizialmente da Axios, hanno preso parte anche i cosiddetti "dioscuri" di Trump per le crisi internazionali, ovvero Steve Witkoff e Jared Kushner, a testimonianza di un coinvolgimento diretto dell’amministrazione americana nelle trattative -1. Lo stesso Zelensky, nel dare notizia del colloquio, ha riferito di aver discusso con il presidente americano non solo dell’incontro odierno tra le delegazioni, ma anche dei preparativi per un successivo round trilaterale che dovrebbe vedere al tavolo, per la prima volta in modo esteso, anche i rappresentanti di Mosca, verosimilmente all’inizio di marzo -1-8.
L’incontro di Ginevra e la richiesta di Kiev
Nella città svizzera, sede di innumerevoli appuntamenti diplomatici, l’agenda prevede un bilaterale tra la delegazione ucraina, guidata dal capo negoziatore Rustem Umerov, e quella statunitense, con Witkoff e Kushner -1-4. Sul tavolo, come confermato dallo stesso leader ucraino, non ci sono soltanto le consuete questioni legate agli scambi di prigionieri o agli aiuti militari – un tema, quest’ultimo, per il quale Zelensky ha ringraziato Washington per il supporto ricevuto durante quello che ha definito l’inverno più difficile – ma anche un ambizioso "pacchetto di prosperità" finalizzato alla futura ricostruzione del paese -4-8. Tuttavia, l’elemento di maggiore novità, e forse anche di maggiore tensione, risiede nell’insistenza con cui Kiev chiede di elevare il livello dei negoziati. Zelensky, nel corso della telefonata con Trump, è stato chiaro nel sostenere che i colloqui devono "salire a livello di leader", auspicando un vero e proprio vertice tra capi di Stato e di governo, poiché solo a quel livello si potrebbero dirimere le questioni più complesse e delicate, a partire dalla definizione dell’assetto territoriale -1-9. Una richiesta che, per il momento, trova sponda nell’amministrazione americana, con Trump che avrebbe mostrato sostegno a questa sequenza di passi, pur esprimendo la volontà di giungere a una conclusione del conflitto in tempi rapidi, auspicabilmente entro un mese -5.
Il fronte russo e il ruolo di Dmitriev
Parallelamente ai colloqui ufficiali tra ucraini e americani, Ginevra sarà teatro anche di un altro confronto, destinato ad alimentare ulteriormente la complessità del quadro. Secondo quanto riferito da fonti diplomatiche all’agenzia Ria Novosti, Kirill Dmitriev, rappresentante speciale del Cremlino per gli investimenti e la cooperazione economica, dovrebbe incontrare nella stessa giornata di oggi gli stessi inviati americani, Witkoff e Kushner -3. Sebbene fonti russe tendano a inquadrare questo faccia a faccia come separato dal dossier ucraino e più incentrato sul ristabilimento delle relazioni commerciali bilaterali, la contemporaneità e la sovrapposizione dei protagonisti rendono il confine piuttosto labile -7. La presenza di Dmitriev, figura vicina a Vladimir Putin ma con un mandato principalmente economico, potrebbe indicare la volontà di Mosca di esplorare spiragli di dialogo su più livelli, tenendo però ancora in sospeso la questione di un incontro trilaterale allargato. Il Cremlino, per bocca del portavoce Dmitry Peskov, ha più volte manifestato scetticismo sull’utilità di un vertice tra Putin e Zelensky, definendolo "logico" solo in una fase conclusiva per finalizzare un accordo, ma non prima, viste quelle che definisce le posizioni irremovibili di Kiev -4.
Gli scenari aperti e le incognite
Dietro la facciata della ripresa del dialogo, permangono quindi nodi strutturali di notevole spessore. Da un lato, l’Ucraina, forte del sostegno americano ma anche di quello europeo – nonostante il veto dell’Ungheria di Viktor Orbán su alcuni pacchetti di aiuti finanziari – non intende cedere su quelli che considera principi non negoziabili, come la sovranità e l’integrità territoriale, opponendosi alla cessione del Donbass e della regione di Zaporizhzhia -1-4. Dall’altro lato, le richieste russe, che includono il controllo su questi stessi territori, rimangono sul tavolo e continuano a rappresentare il principale ostacolo per qualsiasi ipotesi di cessazione delle ostilità. L’incontro di oggi a Ginevra servirà dunque a testare la reale volontà delle parti di compiere passi concreti, cercando di trasformare la spinta politica impressa dalla telefonata Trump-Zelensky in qualcosa di più tangibile di una semplice dichiarazione d’intenti. La presenza contemporanea di delegazioni americane con ucraini e russi, seppur in contesti formalmente distinti, disegna una fitta trama di contatti che potrebbe, nelle intenzioni degli attori in campo, preparare la strada a quel tavolo trilaterale che tutti dicono di volere, ma che nessuno, al momento, sembra in grado di definire nei suoi contorni sostanziali -9.




