L'unico italiano in Coppa d'Africa, la strada globale di Stefano Cusin
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Redazione Sport
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Mentre in Marocco è iniziata la trentacinquesima edizione della Coppa d’Africa delle Nazioni, inaugurata dalla vittoria dei padroni di casa sulle Comore, un volto italiano, anzi l’unico, osserva il torneo da una prospettiva privilegiata. Si tratta di Stefano Cusin, allenatore che guida la selezione delle Comore, la cui biografia professionale riflette una carriera atipica e senza confini, costruita in decenni di viaggi tra i campi di calcio di mezzo mondo. Nato in Canada e cresciuto in Francia da genitori italiani, Cusin ha infatti collezionato esperienze da calciatore e poi da tecnico in una lista eterogenea di paesi, che spazia dalla Francia alla Svizzera, dalla Bulgaria al Sudafrica, passando per il Medio Oriente e diverse nazioni africane, ultima delle quali, appunto, l’arcipelago delle Comore.
Un torneo in ascesa e le ambizioni del Marocco
La competizione continentale, che si protrarrà fino a metà gennaio, si conferma un evento sempre più globale, non solo per il crescente livello tecnico ma anche per l’organizzazione, che punta a sfruttare nove stadi all’avanguardia in vista del Mondiale del 2030, assegnato in maniera congiunta a Marocco, Spagna e Portogallo. Tra i favoriti per la vittoria finale, i principali operatori delle scommesse indicano proprio il Marocco, la cui quota vincente si aggira intorno al 3.25, segno di un ampio credito da parte degli addetti ai lavori verso una squadra ritenuta tra le più solide e competitive del panorama africano.
Il contesto oltre il rettangolo di gioco
L’evento sportivo, però, non si svolge in un vuoto politico e sociale, costituendo anzi un banco di prova significativo per il paese nordafricano, chiamato a mostrare le proprie capacità logistiche e di sicurezza in previsione dell’appuntamento iridato di sei anni fa. Nel contempo, l’avvio del torneo è stato accompagnato da denunce di gruppi per i diritti umani, i quali hanno segnalato episodi di violenza avvenuti durante le manifestazioni di piazza delle scorse settimane, un fatto che getta un’ombra sul clima festoso dell’inaugurazione.
La sfida per Cusin e la competitività diffusa
Per Stefano Cusin, la partecipazione alla Coppa d’Africa con una selezione considerata tradizionalmente non tra le più blasonate rappresenta l’ultimo capitolo di un percorso professionale internazionale. La sua presenza in panchina, insieme a quella di altri tecnici stranieri, sottolinea l’internazionalizzazione di un torneo dove la competitività è ormai ampia e diffusa, e dove il risultato della partita d’esordio contro i fortissimi padroni di casa, seppur negativo, è solo il primo passo di un cammino che per le Comore ha già il valore di una conferma di crescita. La strada per lui, del resto, è stata sempre quella della sfida in terre lontane, lontanissima dai riflettori mainstream del calcio europeo, in una ricerca costante di nuovi orizzonti che ora passa attraverso le atmosfere calde e complesse del calcio africano.




