Israele ammette l’uccisione di soccorritori a Rafah: "Malinteso operativo", ma il bilancio è di 15 vittime
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Redazione Esteri
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Quello che l’esercito israeliano definisce un «malinteso operativo» ha portato alla morte di 15 tra paramedici, operatori sanitari e un funzionario Onu lo scorso 23 marzo a Rafah, nella Striscia di Gaza. Lo rivela il rapporto delle Forze di difesa israeliane (Idf), che ha concluso l’indagine interna sull’episodio, durane il quale i militari aprirono il fuoco contro ambulanze e autopompe dei servizi di emergenza palestinesi.
Secondo il resoconto, le truppe israeliane avrebbero agito in base a una valutazione errata della situazione, scambiando i veicoli dei soccorritori per una minaccia. Nonostante l’ammissione dell’errore, il documento non chiarisce perché, dopo gli spari, i corpi delle vittime e le stesse ambulanze siano stati sepolti con l’uso di ruspe, un dettaglio che ha alimentato polemiche.
Intanto, la guerra nel Medioriente – che coinvolge, oltre a Israele e Hamas, anche Libano, Siria, Iran e Yemen – è giunta al suo 563esimo giorno. In un contesto di tensioni crescenti, si è tenuto a Roma un nuovo round di colloqui tra Iran e Stati Uniti sul programma nucleare di Teheran, mediato dall’Oman. Al termine dei negozi, le parti hanno parlato di «progressi», seppure senza dettagli concreti.




